Diario Cucine popolari – pagina 20

Torniamo a scrivervi alla vigilia di Pasqua e delle altre feste della primavera che riempiono il nostro calendario e riempiranno le nostre giornate nelle prossime settimane.
Questa pagina del nostro diario è dedicata ai tanti appuntamenti programmati per il 25 aprile e il Primo maggio, si tratta di un grande sforzo per le volontarie e i volontari delle Cucine in queste giornate di festa.
Buona Pasqua un grande grazie tutti fin da ora!
Sempre in questa pagina del nostro diario trovate anche la cronaca di cosa è successoalle Cucine e, in fondo, nella sezione che abbiamo chiamato le nostre storie, il racconto di uno dei nostri ospiti e volontari, un giovane africano arrivato tre anni e mezzo fa su un barcone, una storia di liberazione dalla povertà e di riscatto per se e per la propria famiglia, una storia una che non è ancora terminata…

Siccome la primavera oltre che tempo di rinascita e di liberazione è tempo di dichiarazione dei redditi, vi ricordiamo di donare il vostro 5×1000 a CIVIBO, l’associazione delle Cucine popolari.

Cosa è successo 
– venerdì 29 marzo, bella cena di solidarietà per Associazione Cristina Gavioli. Un ringraziamento a tutte le volontarie ed i volontari per la riuscita (qui alcune foto della serata).

sabato 30 e domenica 31 marzo alla Cucina Popolare Saffi (grazie alla gentile concessione del Centro sociale Saffi) si è tenuta l‘assemblea nazionale di Assopace Palestina. Oltre 100 i partecipanti, un po’ stretti, cena per oltre 80 e pranzo per circa 70 preparati dalle volontarie e volontari delle Cucine Popolari. Bel clima, interessantissimo confronto, saluti  e interventi da Moni Ovadia (in video), dall’ex sindaco di Valparaiso,Sergio Vuskovic con Leonardo Barcelo, entrambi perseguitati da Pinochet, di Naila Ayesh e Jamal Zakaout, moglie e marito, leader palestinesi e protagonisti del film Nalia and the uprising, sul ruolo delle donne nella prima intifada, e infine di Yasmeen Al Najjar, giovane palestinese che ha perso la gamba dx a 3 anni.

Yasmeen vive con una protesi ma questo non le ha impedito di scalare il Kilimanjaro, è a Bologna per cambiare la protesi, lo farà a Budrio in un centro specializzato, grazie agli sforzi di Assopace e della Regione Emilia-Romagna che sostiene i costi. Yasmeen è la prima donna al mondo, palestinese, ad aver scalato il Kilimanjaro e ora vuole andare sull’Everest, trovate la sua storia raccontata dal Corriere qui.
… insomma un bel week end e ottima ospitalità dalle Cucine Popolari.

– il 3 aprile alla Cucine energia e tanti freschi sorrisi al Battiferro con le ragazze e i ragazzi della Fondazione Gualandi a favore dei sordi che hanno preparato e servito il pranzo (qui trovate le foto)

– martedì 9 aprile sono venuti a trovarci al Battiferro i ragazzi della Cooperativa la Paranza, un gruppo di giovani napoletani del rione Sanità che dedicandosi alla cura dei beni comuni, riaprendo al pubblico le catacombe di San Gennaro, è riuscita a crearsi un lavoro e un futuro. Erano a Bologna per la presentazione del libro Vico Esclamativo – voci dal rione Sanità, scritto da Chiara Nicoletti. Un’esperienza preziosa, un’amicizia da approfondire.
Giovedì 11 aprile, al Battiferro,  Circolo 100 Passi, cena di solidarietà con l’Africa, organizzata dall’Associazione Gocce, Aiuti per l’Africa. A preparare anche volontarie e volontari delle Cucine Popolari. Grande partecipazione, ottimi cibi con anche la presenza del Vescovo Monsignor Agapiti Ndorobo e di Padre Salutaris (tanzaniani) che si trovano in questo mese in Italia.

Venerdì 12 aprile sono stati consumati i 10 pasti sospesi pagati da clienti del ristorante A Casa mia di Ciro Ascione. A goderne sono stati ospiti delle Cucine Popolari Saffi e Battiferro.

– L’11 aprile al Battiferro hanno servito come camerieri otto dipendenti di intesa San Paolo, questo grazie ad un accordo aziendale che permette lori di prestare una giornata lavorativa presso associazioni di volontariato. Grazie di avere scelto noi!
– Venerdì 12 aprile, una delegazione delle Cucine Popolari è andata all’Interporto a visitare i magazzini della Camst che sono grandicelli: per fare un esempio, è arrivato un treno, non un tir, proprio un treno, di acqua minerale… La visita è stata l’occasione per un incontro ai vertici e per proporre, da parte delle Cucine, un sospeso da farsi nei self service Camst Bass’otto (Via Ugo Bassi)  e C’entro di Via Indipendenza. La Camst si è dimostrata assolutamente d’accordo e ha già messo una persona a lavorarci.

– Continua l’avventura dei sospesi, questa volta palando di Basket. Martedì 16 è venuto alle Cucine Popolari il presidente della Fortitudo, Christian Pavani, per parlare di un “biglietto sospeso” per andare a vedere le partite di Basket. Stesso discorso in corso con i rappresentanti della Virtus che verranno da noi la prossima settimana.

Gli appuntamenti
– il 25 aprile, nell’ambito delle iniziative per celebrare la Festa di Liberazione dal nazifascismo, a Villa Paradiso (via Emilia Levante, 138) dove avrà sede la 4° Cucina Popolare, si terrà un incontro “Donne e resistenza” con inizio alle  17:00. All’incontro, a cui interviene l’Anpi del Quartiere Savena, ci saranno letture di storie di donne nella resistenza e canzoni della lotta partigiana. A seguire un ottimo rinfresco preparato dalle volontarie e dai volontari delle Cucine Popolari un aperitivo offerto dalla associazione i 94 Savena.

– il 25 aprile si celebra in tutto il Paese la Festa di Liberazione dal nazifascismo, e ci saremo anche noi delle Cucine Popolari.  Alle 12 alla Cucina popolare Saffi (via Berti 2/8), presso il Centro sociale Saffi, è organizzato un grande pranzo a cui partecipano anche circa 40 attivisti di Amnesty International assieme ai nostri ospiti abituali.  Alla sera, la cena, a cui partecipano gli attivisti di Amnesty,  sarà preparata da un cuoco di eccezione, Circo Ascione, titolare del ristorante A Casa Mia, amico delle Cucine Popolari e di Amnesty international (con Amnesty è stato nell’agosto del 2018 a Lampedusa a cucinare per i migranti). Festeggiamo quindi i partigiani, la libertà riconquistata e anche l’amicizia e la collaborazione tra le Cucine e Amnesty che il 25 aprile riunisce in un incontro nazionale a Bologna i suoi attivisti.

– il 1° maggio, la Festa dei Lavoratori, le Cucine Popolari festeggiano insieme a Cgil, Cisl, Uil che tengono la manifestazione nazionale in Piazza Maggiore a Bologna a cui partecipano quindi i tre segretari generali: Maurizio Landini (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl) Carmelo Barbagallo (Uil). Cgil, Cisl, Uil  garantiscono poi il pranzo, preparato dalle volontarie e dai volontari delle Cucine Popolari,  per 300 persone nel cortile di Palazzo d’Accursio: 50 saranno ospiti delle Cucine Popolari e 250 saranno le persone che si possono prenotare alle segreterie delle varie categorie di lavoratori di Cgil, Cisl, Uil (il costo del pranzo per i paganti è di 15 euro).

– sempre il 1° maggio per festeggiare i lavoratori di ieri, di oggi e di domani, ci sarà un pranzo alla Sala Sandro Pertini, Via Muratori 4/2, con lasagne al ragu’ di cinghiale, secondo a sorpresa, acqua vino e dolce,  preparato dalle volontarie e dai volontari delle Cucine Popolari. Il costo è di 15 euro.

– Giovedì 9 maggio alle ore 18:00, presso la Cucina del Centro Saffi, ospitiamo lapresentaizone del libro di Enrico Gurioli Migranti, Gente che sbarca, insieme al’autore ne parleranno don Giovani Nicolini, parroco della Dozza, e Massimo Gagliardi, giornalista. A seguire cena solidale mediterranea, alla cifra di 15€.

Grazie fin da ora a tutte e a tutti: viva la Resistenza, viva la Liberazione e viva il Primo Maggio!

Le nostre storie
E’ arrivato da lontano ed è stato con noi
In questo Diario raccontiamo la storia di un ragazzo che è arrivato in Italia dalla Guinea attraverso il mar Mediterraneo. E’ stato volontario alle Cucine Popolari del Battiferro. E’ una persona disponibile e gentile. In queste settimane non ha fatto volontariato perché è nel periodo di prova per un lavoro che lo impegna tutti i giorni. Se lo confermeranno, ne saremo solo felici. Vi proponiamo la sua storia così come ce l’ha raccontata. Una piccola premessa: non è il primo africano arrivato dal mare che viene alle Cucine, ce ne sono stati altri, anche per periodi con borsa lavoro; le Cucine infatti collaborano con Comune, Parrocchie, Associazioni e si sono sempre mostrate disponibili ad accogliere persone  anche come volontari o per borse lavoro. Ma ora sentiamo il nostro amico della Guinea.“Sono arrivato in Italia, in Sicilia. Il viaggio è durato poco meno di un anno.  Ero minorenne quando sono arrivato, avevo 17 anni, ora di anni ne ho quasi 22. Sono partito dalla Guinea, avevo pochi soldi, ho deciso di andare in Mali perché amici mi avevano detto che da lì si poteva passare per venire in Italia. Poi, con un autobus, sono arrivato in Burkina Faso  dove mi sono fermato perché non avevo soldi e senza soldi, mi dissero, non si poteva passare e andare in Niger, la tappa seguente. Un amico mi ha aiutato e in tre su una moto siamo arrivati in Niger dove abbiamo trovato un lavoro: scaricare il carbone. Dopo aver guadagnato un po’ di soldi con il lavoro, dalla capitale del Niger sono andato ad Agadez, dove inizia il deserto (e dove inizia un tratto di rotta nel deserto chiamato “la strada verso l’inferno” che tutti i migranti sono costretti ad affrontare per raggiungere la Libia, ndr). Sono stato lì alcuni giorni, ho fatto qualche lavoretto, alcuni amici mi hanno aiutato per i soldi e ho potuto salire su un pick-up dove eravamo in 17, strettissimi, avevamo cibo e acqua. Se c’erano altri guineani? No, solo io, altri venivano dal Gambia, dalla Nigeria, …no, non erano tutti minori. Dopo una settimana nel deserto, siamo riusciti ad arrivare in Libia, a Gatron, poi siamo andati a Sabah, poi a Trables dove è stata dura, non avevo soldi, ho iniziato a  cercare lavoro, una volta che ero uscito dal posto dove ero nascosto per cercare lavoro la polizia libica mi ha preso.
In Libia è dura, ti fanno lavorare e ti dicono zitto, non hai i soldi, se parli prendono la pistola… alcuni ti aiutano, altri ti vendono alla polizia e alcuni ancora ti prendono in barca, ma puoi essere ripreso dalla polizia e riportato in galera. La prima volta che ho cercato di venire in Italia  è successo questo: eravamo in un luogo vicino al mare da una settimana, in attesa di poter partire. Finalmente, un giorno, abbiamo preso la barca e siamo partiti. Quasi subito sono spuntati i libici, ci hanno preso tutti e portato in galera. Sì, hanno aspettato che uscisse la barca e poi sono venuti a prenderci, alcuni si erano buttati in acqua ma ci hanno ripreso tutti e portato in prigione: è stata dura, ho passato lì 6 mesi, da mangiare solo pane duro, per la doccia c’erano solo dei bidoni, bisognava fare i nostri bisogni lì dove stavamo e qualcuno doveva poi svuotare in altro posto, dovevamo stare lì e basta, capitava di dormire la sera e la mattina dopo vedere qualcuno vicino morto. I libici dicevano “prendetelo e buttatelo, poi tornate in prigione”.  Sono riuscito a scappare andando a lavorare di giorno. Funziona così: libici vanno alla prigione per cercare lavoratori per tutta la giornata,  prendono prigionieri la mattina e li riportano la sera. Io mi sono offerto, sono andato a lavorare, ho detto di avere fame, sono entrato in un posto per prendere cibo e sono riuscito a scappare. Sono andato a Tripoli, ho cercato soldi di nuovo, finalmente sono riuscito a partire con una barca dove eravamo in 137. Abbiamo passato un giorno in mare, poi verso le 6 di mattina del giorno dopo, in acque internazionali, abbiamo visto i salvatori, la nave, e in un altro giorno siamo arrivati in Sicilia.  Era l’8 dicembre 2015.
Mi hanno portato subito a Bologna
 con il pullman, con altri minori, ma non ce ne erano di quelli che erano con me in mare.  Ci hanno portato in via Mattei (dove c’è il Centro di accoglienza, ndr), c’erano persone di tante nazionalità, non solo africane. Mi hanno accolto, mi hanno fatto andare a scuola, sono stato lì cinque o sei mesi, poi  mi hanno trasferito a Casa Merlani, verso San Ruffillo, in un Centro di accoglienza. Sono stato lì tre mesi, sono andato a scuola, poi mi hanno trasferito in via Saragozza in un’altra comunità, e ancora dopo una famigia, all’interno del progetto Vesta (famiglie che accolgono i migranti minori, ndr), mi ha accolto in casa a Malalbergo.  Sono stato con loro un anno, ho finito la scuola e ho ottenuto il diploma di terza media. Sono  poi tornato a Bologna, ho cominciato a frequentare la scuola per diventare elettricista al Villaggio del fanciullo, ho fatto anche il tirocinio poi è scaduto il contratto e non me l’hanno rinnovato. Sono rimasto senza lavoro e ho il permesso di soggiorno scaduto. Mi hanno detto che dovrei tornare in Guinea per fare il passaporto oppure che dovrei avere un contratto.  Ma come faccio ad andare in Africa senza documenti per andare a prendere il passaporto?  Sono arrivato alle Cucine Popolari grazie a una signora che mi ha ospitato, nel progetto Vesta. Mi ha detto: fino a che non hai casa, non hai lavoro e stai fuori e dormi fuori, vieni qui a fare volontariato,  starai un po’ di tempo al caldo. Io soffrivo, fuori faceva freddo, pioveva, andavo in autostazione, ma lì non potevamo nemmeno sederci, dicevano di stare in piedi, se no di uscire: “non potete stare a sedere qua”, dicevano. Dormivo in autobus, ogni tanto prendevo la multa, non avevo i soldi per mangiare, pensa per pagare il biglietto…
Ora va un po’ meglio, ho avuto un lavoro per tre mesi e, due settimane fa, da Camelot, ho avuto una casa, un monolocale che poi dovrò dividere con un altro. Sono contento,  mi hanno salvato, anche se il lavoro sarà solo per tre mesi. Se non l’avessi avuto, come avrei fatto anche solo per comprare qualcosa da mangiare… Un po’ alla volta sto risolvendo i problemi.
In Africa ho lasciato mio padre, un fratello, una sorella che ora aiuto a studiare, due fratellini piccoli (che hanno un’altra mamma). Sì, sono stato bene alle Cucine, mi sono sentito accettato, mi hanno aiutato. Se tornerò a fare un po’ di volontariato, se potrò? Certo, come no. Qui ho trovato amici”.

Come contribuire alle Cucine popolari
– potete diventare volontari. Scriveteci a info@civibo.it, vi metteremo in contatto con i referenti dei volontari;
– potete donare il 5×1000 alle Cucine popolari, basta indicare sul modelli 730 o Unico della dichiarazione dei redditi il codice fiscale di CIVIBO Onlus: 91372820372;
– potete fare una donazione sul nostro conto corrente: IBAN: IT39 C070 7202 4080 3100 0182 464, intestato a; Associazione Civibo;
– potete organizzare presso le Cucine la festa o il pranzo sociale della vostra associazione o di un gruppo di amici, per la pensione, per un compleanno, ogni occasione è buona. Sarà anche un modo per far conoscere le Cucine;
Scriveteci
Se avete domande, commenti o volete farci conoscere la storia che vi lega alle Cucine, scriveteci!
Basta rispondere a questa mail o scrivere all’indirizzo: info@civibo.it.
la redazione del
diario delle Cucine popolari
Demetrio Collina e Marta Fin
Ringraziamo per i contributi i fotografi, Andrea Fabbri Cossarini e Mariagrazia de Siena, e il disegnatore Ermanno Marco Mari.