Diario delle Cucine popolari – pagina 8

Care volontarie e cari volontari,
amiche e amici delle Cucine popolari

Siamo a luglio inoltrato e si avvicina il terzo compleanno delle Cucine popolari.
Sembra ieri, quando le Cucine Popolari erano ancora un desiderio, un progetto o forse solo una speranza… eppure sono trascorsi tre anni ed è bello sapere che nel frattempo si sono aggiunte altre due sorelle, e alla Cucina del Battiferro si sono affiancate quelle al Centro Italicus e al Centro Saffi.
Sono passati tre anni dal 21 luglio del 2015 in cui si è inaugurata la cucina del Battiferro. Quando grazie al matrimonio di Roberto ed Elvira si è riusciti a catalizzare il desiderio di solidarietà nella nostra Bologna e si è vinta la scommessa di raccogliere volontari e fondi attorno all’idea di una Cucina laica e popolare.
Questo venerdì sera festeggiamo a modo nostro, con una cena di autofinanziamento, il terzo compleanno delle Cucine popolari, a partire dalle ore 20:00 nel giardino del Centro sociale Fondo Comini, davanti al Battiferro, siete tutti invitati!
Per preparare questo compleanno abbiamo fatto due chiacchiere con Agata Tabuso, la persona che nel 2014 ha ideato e scritto il progetto delle Cucine e che ora si occupa della formazione dei volontari. Con lei abbiamo parlato di nuove e vecchie povertà, del ruolo delle Cucine e di quello che le rende uniche.
Cosa c’è in questa pagina
Come abbiamo già annunciato nell’ultima pagina del nostro diario le Cucine popolari non chiudono in estate, anzi, oltre alle normali aperture delle tre Cucine, oltre alle colazioni solidali partite già in tre diversi Centri sociali, tra gli appuntamenti in agenda troverete : lafesta del nostro terzo compleanno, questo venerdì, e, il 25 luglio, la spaghettata antifascista a Palazzo d’Accursio con Sindacati, ANPI, ARCI, AUSER, Piazza Grande e Libera.
Poi più in là: il 15 agosto il tradizionale pranzo di Ferragosto sempre a Palazzo d’Accursio, e il 25 e 26 agosto la due giorni di concerti in Piazza in ricordo di Padre Marella e per la solidarietà, organizzata da Hey Joe – Bologna suona insieme a Piazza Grande e Civibo.
Nel racconto delle cose fatte trovate; l’incontro con ICEA e la splendida cena con Ciro Ascione, con i link alle foto e il paginone di Repubblica dedicato al “nostro” cuoco in partenza per Lampedusa con Amnesty International.
Infine, è stata oggi stesso ospite a pranzo al Battiferro, la storia di Shireen Issawi, donna e avvocato palestinese, venuta in Italia per raccontare la sua esperienza di prigioniera nelle carceri israeliane.5X1000
Sono ormai gli ultimi giorni ma ee non avete ancora fatto la dichiarazione dei redditi ricordate che potete donare il vostro 5×1000 alle Cucine popolari, basta indicare il codice fiscale di CIVIBO Onlus: 91372820372 sul modelli 730 o Unico.
L’idea dietro alle Cucine: rispondere al bisogno di relazioni Agata Tabuso è una delle due vicepresidenti di Civibo,  segue la formazione, ed è la persona che nel 2014 ha scritto il progetto delle Cucine popolari, trasformando un’ idea in un’azione concreta che ora è una realtà consolidata. A differenza della maggior parte degli altri volontari, lavora ancora come assistente sociale ed ha un punto di vista privilegiato sul disagio, sul ruolo e sul funzionamento delle Cucine.

Come è nata l’Idea?
L’idea delle Cucine è nata da un gruppo all’interno del direttivo di Piazza Grande e l’idea era quella di una mensa laica. Perché a Bologna le mense che c’erano erano la Caritas e l’Antoniano e quindi con una identità cattolica. Poi abbiamo costituito una nuova associazione per promuovere questo progetto. L’idea era non solo una mensa laica ma, entrando nel merito, una mensa che non stigmatizzasse, l’idea di una mensa non per il povero ma popolare, accessibile a tutti. Una mensa dove l’utenza non venisse ghettizzata né stigmatizzata, perché chi poteva pagava e pagava un po’ anche per gli altri, mentre chi non poteva non pagava. Questa era l’idea. Nel 2014, quando abbiamo fondato l’Associazione CIVIBO, il problema rimanevano i fondi e nel 2015 l’idea di Roberto di finanziare tutto con il matrimonio ci ha dato la possibilità di partire con il progetto.
Quale è la peculiarità delle Cucine?
La mensa non risponde solo a un bisogno alimentare ma a un bisogno relazionale che è ancora più forte, più sentito e che non ha risposte. Perché se i luoghi deputati alle persone in difficoltà sono dei luoghi che ghettizzano che stigmatizzano che cronicizzano la tua posizione di povero, come dire, non risolvono il vero problema che è poi quello della povertà relazionale, non tanto quella economica. A Bologna da mangiare non manca, esistono dei vademecum per chi vive in strada, vademecum che sono chiari che dicono dove andare a fare colazione, dove andare a lavarti, dove andare a mangiare, quindi diventa un po’ la professione di chi ogni giorno vive per strada, diventa un po’ un lavoro.
Anche per questo il progetto non voleva più rivolgersi alle persone in strada, quindi al disagio grave, e questo è stato un motivo per cui Piazza Grande lo ha considerato non prioritario. Volevamo rivolgerci a quella fascia così detta grigia che non aveva poi veramente delle risposte, quindi il cassaintegrato, il pensionato con un reddito basso, le famiglie numerose monoreddito, questa è un po’ la fascia a cui volevamo rispondere.
Puoi farci un quadro del bisogno, la povertà, la marginalità a Bologna?
Per quella che è la mia finestra, quello che riesco a vedere io: da un lato c’è appunto un disagio grave, che è quello delle persone che vivono in strada, e quello è forte e presente su Bologna, anche perché Bologna è un crocevia, è un posto di passaggio ed è un posto sopratutto che risponde a questi bisogni. Quindi diciamo che chi vive in strada e che ha il problema di non avere un tetto sa che una risposta a Bologna la trova. Poi c’è un’altra fascia di persone, mi viene tanto da pensare ai malati psichiatrici, che hanno delle pensioni bassissime, di 290€ al mese, e con quelle devono soddisfare tutti i loro bisogni… molti di loro ottengono gli alloggi dell’Acer ma tra gli affitti… e infatti penso che nelle nostre mense ce ne siano diversi di queste persone. E quindi c’è tutta questa fascia di persone con invalidità, con pensioni basse, un po’ quelli che indicavo prima: una fascia grigia che ha delle risposte standardizzate a volte che coprono il bisogno ma non risolvono il problema.
Sei impegnata ogni giorno in Comune come assistente sociale, come segui l’andamento delle Cucine?
Io mi occupo della formazione dei volontari, cerco di garantire che siano fatte le formazioni, sia quelle obbligatorie tenute dall’ASP sia quelle che servono per lavorare meglio. A ottobre partirà un corso di formazione per tutti i volontari: sulla relazione, il rapporto con l’utenza, il burrn out del volontario.
Come sarà organizzato questo corso?
Saranno 2 giornate formative fatte di sabato: la prima giornata sarà rivolta a tutti gli operatori, sala e cucina, e avrà come tema la relazione d’aiuto. La seconda giornata, invece, sarà rivolta solo a quelle persone che, avendo fatto la prima giornata di formazione, poi si sono rese disponibili a fare da faciliitatore.
Infatti il progetto iniziale prevedeva la presenza del facilitatole: il volontario che resta a tavola con le persone, mangia con loro e che si occupa di tessere relazioni, mettere in rete le persone, raccogliere eventuali disagi.Puoi parlarci della figura del facilitatore?
quali sono i rapporti su cui deve lavorare?

Intanto tra i commensali, capire se lo stato di bisogno di uno può essere colmato magari dallo stato di bisogno dell’altro. Faccio l’esempio dell’anziano che ha la pensione bassa e non riesce ad arrivare a fine mese e ha nello stesso tavolo la mamma con bambino che potrebbe ambire a un lavoro migliore però deve trovare chi gli tiene i bambini, perché magari sul territorio non ha nessuno, e quindi queste due esigenze, queste due povertà potrebbero incrociandosi diventare poi risorse per entrambe.
In un ottica di welfare generativo, è questo il contesto all’interno del quale nasce il progetto, cerare di mettere insieme le risorse, vedere le persone come risorse non come problemi e poi attraverso queste risorse e lavorando su questo generare… Il bisogno della persona non è più bisogno diventa risorsa e genera risorse per altri. Non è un generativo che per forza deve essere tra due persone. Se io faccio bene a una persona quella persona potrà fare del bene a un’altra persona fuori, che io non conosco. Il rapporto è un po’ questo.
Quindi all’interno dei commensali il ruolo del facilitatore è quello di riuscire a capire chi può aiutare chi e in che modo.
Poi anche con l’esterno: noi abbiamo dei volontari che sono ex professionisti, abbiamo il dirigente, l’ex direttore, l’insegnante, abbiamo insomma dei volontari che hanno a volte percorsi lavorativi anche molto importanti, persone che conoscono tante altre realtà tante persone e quindi potrebbero, perché no, mettere in contatto il commensale con qualcuno nella sua rete di conoscenze che potrebbe poi essere utile per…
Poi c’è il discorso dell’attivazione delle persone, l’idea di attivare rendere partecipi le persone (gli ospiti ndr) nelle azioni della mensa, anche questa cosa ha funzionato solo in parte perché anche lì è necessario capire bene come, come selezionate queste persone, come non selezionarle, come fare in modo che questa voglia di partecipare nasca dalla persona e in che modo, come stimolare.Hai parlato di welfare generativo, puoi spiegarci cos’è?
c’è tutto un filone, c’è la Fondazione Zancan che se ne sta occupando e che lo promuove da diversi anni, c’è stata anche una formazione a livello cittadino. Io mi ero occupata di welfare generativo già nel 2012, mi sono occupata di microcredito per diversi anni, e il microcredito è proprio un strategia di welfare generativo: io do a te, tu restituisci, quei soldi andranno a beneficio di altri. Questa cosa, il fatto di sapere che un azione, quindi anche la restituzione, possa essere un beneficio per altri è una cosa che stimola, da’ una forte motivazione.

Ci sono altri esempi di esperienze simili alle Cucine popolari?
Che io sappia no, quando dovevo buttare giù il progetto ho cercato su internet ma no, non ho trovato nulla. Solitamente le mense sono come quelle che avevamo già a Bologna, lo Stato rispetto a questo aspetto ha delegato tantissimo alla Chiesa.


Cosa è successo alle Cucine

– Lunedì 9 al Centro Saffi c’è stata la cena speciale preparata da Ciro Ascione, il cuoco del ristorante Casa Mia, ricorderete il menù preannunciato nella scorsa pagina del diario.
La serata è stata bella, una festa (per farvi un’idea trovate quiqui e qui le foto fatte da Andrea Fabbri Cossarini e da Mariagrazia De Siena) ma la cosa davvero straordinaria è la collaborazione nata con Ciro alle Cucine e che lo ha portato a scegliere di partecipare da volontario ad un campo organizzato da Amnesty International a Lampedusa a fine mese.Su Repubblica potete leggere una bella intervista fatta a Ciro sull’incontro con Morgantini e le Cucine popolari, sulla soddisfazione di “cucinare per chi ha fame” e sulla scelta di trascorrere parte delle vacanze a Lampedusa a fare il volontario con la sua famiglia, perché: “desidero che i miei figli vedano quello che succede”.
– Mercoledì 11 luglio, al Battiferro, abbiamo accolto i rappresentanti di ICEA per fare una chiacchierata su possibili collaborazioni. ICEA è un consorzio di enti, associazioni, imprese e organizzazioni della società civile  che si occupa di certificazione etica ed ambientale, ed appare molto interessata all’esperienza delle Cucine popolari. Ha già collaborato nella diffusione del volume Un ponte di colori, il cui ricavato va alle Cucine, ed è tra i nostri donatori di formaggi. Potrebbero nascere altre collaborazioni, vi aggiorneremo.

– Oggi stesso a pranzo è stata nostra ospite al Battiferro Shireen Issawi, donna e avvocato palestinese. E’ venuta in Italia per raccontare la sua esperienza di prigioniera nelle carceri israeliane, dove è stata rinchiusa per circa 3 anni in “detenzione amministrativa” senza incriminazione e senza processo, per aver denunciato da avvocato “le violazioni nelle carceri”. Trovate a questo link la sua testimonianza raccolta dall’agenzia Dire

Appuntamenti

– Venerdì prossimo, 20 luglio, come già annunciato, festeggeremo il compleanno delle Cucine, a partire dalle ore 20, nel giardino del Centro sociale Fondo Comini. Venite e fate girare la voce.

– il 25 luglio, ci sarà una spaghettata antifascista a Palazzo d’Accursio, organizzata dalle Cucine popolari insieme a CGIL, CISL e UIL, ANPI, ARCI, AUSER, Piazza Grande e Libera.

Vi anticipiamo fin da ora che in agosto  avremo:
– il 15 agosto il tradizionale pranzo di Ferragosto sempre a Palazzo d’Accursio.
– Il 25 e 26 agosto la due giorni di concerti in Piazza in ricordo di Padre Marella e per la solidarietà, organizzata da Hey Joe – Bologna suona insieme a Piazza Grande e Civibo.
Un altro ritratto di Ermano Marco Mari per la galleria degli amici delle Cucine popolari

Come contribuire alle Cucine popolari
– potete diventare volontari. Scriveteci a bolognasocialfood@civibo.it, vi metteremo in contatto con i referenti dei volontari.
– potete fare una donazione. Questo è il nostro C/C: IBAN: IT39 C070 7202 4080 3100 0182 464, intestato a; Associazione Civibo. Andando sul nostro sito, in alto a sinistra, potete scegliere di fare una donazione periodica usando PayPal.
– potete organizzare presso le Cucine la festa o il pranzo sociale della vostra associazione o di un gruppo di amici, per la pensione, per un compleanno, ogni occasione è buona. Sarà anche un modo per far conoscere le Cucine.
– potete comperare il libro “Un ponte di colore”, i cui proventi vanno alle Cucine popolari. E’ disponibile anche online a questo link.
– fai conoscere il diario delle Cucine popolari, inoltra questa mail a amici che possono essere interessati, per iscriversi alla newsletter basta cliccare qui e inserire l’indirizzo e-mail..

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La redazione del
diario delle Cucine popolari
Demetrio Collina e Marta Fin