Diario delle Cucine popolari – pagina 7

Carissime volontarie, carissimi volontari,
amiche e amici delle Cucine popolari,

Archiviata l’assemblea dei soci, in cui è stato presentato il bilancio 2017 e le previsioni per il 2018, con la promessa di arrivare il prossimo anno a presentare un vero e proprio bilancio sociale, torniamo a raccontare la vita delle Cucine; una vita che non si ferma mai, perché le Cucine rimangono aperte tutto l’anno, e che riserva sempre delle sorprese, perché succede sempre qualcosa come potrete verificare di persona o anche solo leggendo le pagine del nostro diario.
Abbiamo scelto di riprendere il nostro racconto intervistando Paola Marani, una delle nostre volontarie ma anche vicepresidente, una persona ricca di esperienza e di umanità, si occupa dell’accoglienza al Battiferro e ci ha parlato di uno dei segreti del successo delle Cucine: la cura delle relazioni.
In questa pagina del diario delle Cucine popolari
Oltre all’intervista a Paola Marani, in questa pagina trovate il resoconto delle tante cose successe in questa settimana, tra qui vi segnaliamo: l’inaugurazione delle Colazioni solidali a Villa Paradiso, i bambini del campo estivo del TPO in visita alla Cucina del Centro Saffi, ma anche la delegazione del governo tunisino servita dai sordi della Fondazione Gualandi.
Tra gli appuntamenti, da non perdere, la cena del 9 luglio preparata da Ciro Ascione, il cuoco del ristorante Casa Mia.
Nell’immagina qua sopra uno dei piatti su cui hanno raccolto i loro pensieri i bambini delle scuole elementari Grosso, se l’idea vi piace possiamo pubblicarne uno in ogni nuova pagina del diario.
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la parola a una volontaria, Paola Marani

Paola Marani è vicepresidente di Civibo, è volontaria al Battiferro, ha un trascorso di amministratrice pubblica, tra l’altro ha ricoperto la carica di Sindaco, di Consigliere provinciale e di Consigliere regionale eletta nelle file del Pci, del Pds e del Pd.  Ecco il suo racconto.

In cosa consiste il tuo lavoro qui alle Cucine?
All’inizio mi sono occupata soprattutto di fare quello di cui c’era bisogno, ho lavato piatti e tegami per un bel po’, poi, quando ci siamo meglio organizzati e il Battiferro è diventata una mensa dove ogni giorno ci sono circa 100 persone che vengono a mangiare, ho cominciato ad occuparmi di accoglienza. Ora il mio impegno è prevalentemente quello di seguire gli ospiti e di tenere i rapporti con assistenti sociali, parrocchie, con coloro che ci inviano gli ospiti.
La cosa più importante, tuttavia, sulla quale abbiamo già fatto passi avanti ma sulla quale dobbiamo lavorare ancora molto, è la relazione con gli ospiti. Noi all’accoglienza, con questo rapporto diretto, registriamo continuamente che chi viene qui a mangiare, nella stragrande maggioranza dei casi, ha anche bisogni fortissimi di relazione, di contatto… Sono molti gli ospiti, soprattutto quelli che sono qui da oltre due anni, che parlano con noi, raccontano le loro storie, chiedono consigli sul lavoro, sulle possibilità di trovare casa, sulle  loro difficoltà. Ci sono persone che hanno rotto le relazioni con i nuclei familiari, che hanno storie passate di drammi familiari e di fallimenti nelle attività, nella famiglia, nelle relazioni in generale.
Abbiamo intrecciato rapporti, ora sarebbe anche giusto cercare di creare situazioni di aiuto che vadano oltre il pasto, che possano contribuire, pur consapevoli delle grandi difficoltà, a ricostruire progetti di vita. In questo senso sono molto importanti i collegamenti con i Quartieri, con gli assistenti sociali, con le situazioni in cui i nostri ospiti vivono.

Sei riuscita a costruire rapporti personali che vanno anche oltre i bisogni materiali di cui mi stai parlando?
Sì, con molti. Ad esempio, domenica sera, una signora che viene qui da oltre due anni, mi ha telefonato a casa. E’  riuscita ad avere  il mio numero di cellulare e mi ha chiamato. Mi ha detto che in questo periodo non viene alla mensa perché è depressa e non riesce ad uscire di casa, un suo amico, al quale ho detto più volte di portarle i miei saluti, viene qui a prendere il cibo per lei. Mi ha telefonato perché aveva voglia di fare due chiacchiere:  “avevo voglia di sentirti perché avrai visto che è tanto che non vengo…”. Mi è sembrato molto importante che questa signora sia riuscita a superare la barriera della paura e a chiedermi come va, a dirmi che ora non se la sente ma che non vede l’ora di poter ricominciare a tornare da noi perché venire qui è una delle poche occasioni che ha di vedere altre persone. Mi ha raccontato della fatica di vivere che ogni tanto la prende così forte da non farle aver voglia di fare nulla, dei suoi problemi di salute… Insomma, il fatto che abbia preso il telefono e che mi abbia chiamato dimostra che si è sentita accolta. Un altro fatto, accaduto oggi: un ospite, del quale sapevo poco e che vedevo con una ragazza che viene a mangiare da molto tempo, mi ha  detto: “voglio assolutamente risolvere il mio problema economico perché ho bisogno di dare una mano a questa ragazza con la quale sto da 12-13 anni ma alla quale non sto dando nulla. Lei ha bisogno di una situazione più stabile per cui sto cercando di lavorare…”. Mi ha anche raccontato le strade che sta cercando di praticare. Ho citato solo due casi per dire quante potenzialità esprime la relazione e per ribadire il nostro obiettivo. Noi vogliamo partire da un bisogno primario come è il cibo per cercare di ricostruire quella comunità solidale che purtroppo non esiste più. Queste sono persone le cui sfortune di vita, anche se vivono in condomini o in situazioni dove attorno c’è tanta gente, le hanno relegate nella solitudine.
Avere già tre Cucine, in tre quartieri diversi, vuol dire aver creato punti di riferimento in tre territori e ne attiveremo altri in altri territori. Io credo che questa sia una cosa importantissima perché le persone non possono essere concentrate in luoghi dove si raccolgono gli emarginati, ci devono essere luoghi dove le persone sentono di non essere sole, dove c’è una comunità intorno che dà una mano. Vogliamo essere uno di questi luoghi.

Tu vieni da una storia  di impegno politico e sociale importante. Ci piacerebbe sapere cosa hai fatto fino adesso e che differenze trovi tra l’impegno politico diretto e quello che fai ora alle Cucine.
Mah, io ho iniziato a fare l’”amministratore pubblico” – e l’ho fatto per una vita, fino a 60 anni – come presidente di un manicomio con 700 ricoverati a San  Giovanni in Persiceto. E’ stato casuale: dopo lo studio a Bologna, rientrata nel paese dove abito, sono entrata nel consiglio di amministrazione del manicomio, poi sono stata eletta presidente. Mi piace riallacciarmi a questa prima esperienza  perché mi sembra che la mia storia personale ritorni da dove ero partita. Quella è  stata una esperienza forte, fatta ai tempi della legge Basaglia, dell’apertura dei manicomi. Ero molto giovane e forse avevo anche più utopie di quante ne ho oggi rispetto al disagio mentale, alla possibilità che tutte le persone  possano trovare nella società e nella comunità un loro posto. Da lì, il mio impegno, continuato per tanti anni come Sindaco di San Giovanni, poi come Consigliera provinciale e ancora come Consigliera regionale, è sempre stato sui temi del welfare, teso a fare in modo di passare da una idea di assistenza a una idea di promozione delle potenzialità delle persone.  Ad esempio, come consigliera regionale ho promosso la legge sui “care giver”, una legge credo importante per aiutare i familiari che si occupano di persone che hanno bisogno di assistenza, molto ostacolata da destra “non serve a niente”, e da sinistra “è lo Stato che deve occuparsi di tutto”. Io ho sempre pensato a un welfare ‘generativo’ dove le persone attivano le loro potenzialità, si mettono in gioco, partecipano, un welfare ancora più necessario in tempi come questi dove aumentano i bisogni e calano le risorse.  E qui alle Cucine per me c’è un po’ di questo welfare, ci sono degli ingredienti interessantissimi in proposito con diverse forme di volontariato: persone che hanno tempo libero da dedicare, persone che hanno dei problemi e che sono qui per misure alternative al carcere, per lavori socialmente utili, ospiti che sono anche volontari…
Qui, a mio parere, c’è anche modo di riflettere sulla burocrazia che spesso c’è dietro l’organizzazione dei servizi e sulla necessità di personalizzare le risposte ai bisogni. Mi spiego: quando si fanno regolamenti per buoni pasto, per contributi alle famiglie, per l’accesso alla casa pubblica … – e io ne ho esperienza anche come Sindaco – si pensa alle persone in modo molto astratto perché si comprende il bisogno, ma non si ha di fronte l’interlocutore. Qui ci confrontiamo direttamente con le persone, che hanno bisogni diversi e chiedono semplicemente i contributi che il pubblico dà in termini economici o di servizi. Le Cucine sono un luogo dove si può cominciare a misurarsi su come dovrebbe essere un sistema in grado di dare risposte personalizzate e di permettere alle persone di mettere in gioco le proprie risorse.

Dimmi, quello che ricevi da tutta questa ricchezza riesci a riportarlo nella ‘politica’? 
In questo momento io non sto praticando la politica intesa come lavoro in un partito o in una istituzione. Però. Le Cucine del Battiferro sono ospitate (pagando affitto e utenze ndr) in un circolo del Pd. Ho rapporti quotidiani con i compagni che frequentano ancora il circolo.  Ho pensato più volte che se in ogni circolo del Pd ci fosse una cucina popolare o un’altra esperienza di solidarietà, se si andasse a superare quella distanza che le persone – soprattutto quelle che stanno peggio – sentono dalla politica, questo potrebbe essere un modo non teorico per riannodare i famosi fili che si sono rotti tra la politica e le persone.

Cosa è successo alle Cucine

– E’ stata una bella cena quella organizzata da Assopace Palestina al Battiferro, martedì 12 giugno. Oltre 100 persone hanno partecipato e goduto delle preparazioni della chef Fida Abuhamdiya, venuta apposta da Ramallah. Il ricavato, circa 1700 euro al netto delle spese, è destinato alla costruzione del parco giochi esterno alla scuola per l’infanzia del villaggio Al Ma’sara, a sud di Betlemme.

–  Giovedì 21 giungo sono partire le colazioni solidali al Centro sociale di Villa Paradiso. L’esperimento partito alla Cucina del Centro sociale Italicus e proseguito presso il Centro Fondo Comini, davanti al Battiferro, si allarga ad un altro Centro sociale.
Pensate per chi è più in difficoltà ed ha magari passato una notte all’aperto, le colazioni solidali hanno l’obbiettivo di portare conforto e ristoro sin dalla prima mattina e creare un’occasione di incontro e di scambio che a volte manca durante i pranzi.
Nei Centri sociali Italicus e Fondo Comini le colazioni sono offerte nelle mattinate di martedì e giovedì, a Villa Paradiso il giovedì e il sabato. Questa nuova apertura è possibile grazie alla collaborazione tra Civibo, Centro Sociale Villa Paadiso, Ancescao, Auser, associazione Armonie e Quartiere Savena.
Oltre al nostro Roberto, all’inaugurazione erano presenti, Matteo Lepore, assessore comunale che segue sempre da vicino le attività delle Cucine, Marzia Benassi, presidente del Quartiere Savena, e diversi consiglieri del Quartiere (a questo link le foto).
Per chi non lo sa, Villa Paradiso è un’antica villa posta proprio sulla via Emilia, poco prima dell’incrocio con viale Lenin, ha un discreto parco, un ampio cortile, ed ospita da tanti anni un Centro sociale e diverse associazioni del territorio, tra cui Armonie. Si tratta di un’importante risorsa per il territorio e per il Quartiere, che nel quadro di un progetto di rilancio delle attività ha promosso la collaborazione tra Centro Sociale e Cucine Popolari: per ora con le colazioni solidali, in seguito, dall’inizio del 2019, con l’apertura di una nuova Cucina, la quarta!
Devono ancora partire i lavori per allestire la sala da pranzo e la cucina vera e propria, ma stiamo già raccogliendo le adesioni per i volontari. Lo slogan scelto dal Quartiere Savena ci piace molto: la ricetta della felicità, l’ingrediente segreto sei tu! 
Se sei residente nel quartiere Savena, scrivici per offrirti volontario, se hai conoscenti o amici nel Savena fagli sapere delle Cucine, sono tanti i modi in cui si può collaborare.- La rete delle Cucine popolari e della solidarietà è sempre più ampia e capillare: ciliege solidali made in UniBo sono arrivate sulle nostre tavole grazie a un’iniziativa organizzata dall’Azienda Agraria e dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell’Alma Mater.
Venerdì 22 giugno, presso i campi sperimentali dell’azienda “Il grillo” di Vignola, sì è tenuta una speciale giornata di raccolta dedicata alla solidarietà a cui hanno partecipato anche i volontari delle Cucine, con Roberto Morgantini e Stefano Marcacci di Auser:  centinaia di cestini, contenenti le ciliegie di alta qualità dell’Alma Mater, hanno raggiunto le tavole delle Cucine Popolari e di altre associazioni benefiche.
Qui trovate alcune foto della raccolta, qui un articolo uscito sul magazine dell’Università.
Cogliamo l’occasione per ringraziare in nostri amici in UniBo!

– Domenica 24 giugno a Piazza dei Colori si è tenuto il momento di chiusura di Diritto alla città, la biennale di Atlas of Transition, progetto europeo dedicato agli scambi interculturali.
l momento culminante della giornata è stata la bellissima performance del coreografo marocchino Taoufiq Izeddiou: “Cent pas presque“, un’esplosione di energia e di gioia, capace di coinvolgere, di spezzare il ritmo delle azioni della vita urbana e la nostra solitudine.
Dopo settimane in cui le polemiche sui profughi e l’accoglienza hanno aggiunto nuovi e infimi livelli, in cui ci pare di essere tornati indietro, come senso comune, di anni ed anni, le foto e i video di questa bella festa fanno tornare il sorriso, ci ricordano che l’incontro e lo scambio tra popoli e culture diverse sarà sempre più parte del nostro futuro e sta a noi lavorare perché sia una festa e non una tragedia.
Le foto della performance in Piazza dei Colori le trovate quiqui e qui, un video è visibile qui. Foto e video della performance di sabato in via Rizzoli qui e qui.
– Martedì 26 giugno è stata un’altra giornata di festa, questa volta per la Cucina in via Berti. Sono venuti a mangiare ma anche a servire ai tavoli i bambini del centro estivo “Tutta mia la città”, organizzato dal TPO. I bambini, di 8, 9 e 10 anni, accolti da Roberto Morgantini e i volontari del Centro Saffi, hanno riempito di allegria e confusione la Cucina, hanno servito ai tavoli, hanno mangiato, hanno approfittato dei gelati gentilmente offerti dalla Carpigiani ed alla fine hanno anche lasciato una sottoscrizione.
Giunto quest’anno è la seconda edizione, il Centro estivo è gestito dalla Polisportiva Hic Sun Leones, legata a TPO, in collaborazione con i quartieri Porto Saragozza e Navile, e accoglie gratuitamente dei bambini segnalati da Servizi sociali dei due quartieri.
– Doppio appuntamento mercoledì 27 alla Cucina di via del Battiferro: il servizio e la cucina sono stati assicurati dalla Fondazione Gualandi e dal gruppo di ragazzi sordi che partecipano al progetto pane e pomodoro che collabora con le Cucine da ormai due anni, vi abbiamo parlato di loro in altre pagine di questo diario, in particolare in questa paginatrovate la bella lettera del presidente della Fondazione sulla collaborazione con le Cucine.
Nello stesso giorno sono stati nostri ospiti, molto graditi, i rappresentanti del governo tunisino in delegazione in Emilia Romagna per una visita di studio organizzata dalla missione europea “Strategia di Inclusione Sociale e lotta alla povertá”. Li abbiamo fatti accogliere da Insaf Dimassi una volontaria delle Cucine, anche lei di origine tunisina.

Appuntamenti– Lunedì 2 luglio si terrà il corso di formazione sulla gestione degli alimenti per i volontari: infatti tutti i volontari delle Cucine Popolari, che operano in cucina ma anche in sala, devono essere muniti di attestato HACCP rilasciato dall’ASL.
Il corso di lunedì sarà dedicato in particolare, ma non esclusivamente, alla formazione dei nuovi volontari della Cucina che aprirà a Villa Paradiso. Se qualcuno dei volontari non è in possesso dell’attestato o l’ha conseguito nel 2015 può rivolgersi a Raffaele (raffaele.rubinelli@gmail.com).

– Lunedì 9 luglio, presso la Cucina del Centro sociale Saffi, è prevista una speciale cena di solidarietà con Ciro Ascione, il cuoco del ristorante “Casa mia”, in via Saragozza.
Sono già diversi mesi che Ciro collabora come volontario alla Cucina del Battiferro, venendo a cucinare nel suo giorno di riposo, il lunedì, e a volte anche il mercoledì. Per ringraziarlo, a modo nostro, e per festeggiare questa bella collaborazione, abbiamo deciso di organizzare una speciale cena di solidarietà e raccolta fondi: un menù davvero speciale per 40 ospiti delle Cucine e per altri 40 ospiti ad offerta (25 euro).
Per farvi venire l’acquolina in bocca e sollecitare le adesioni ( ‭chiamate o scrivete al 335 7781663‬), vi anticipiamo il menù:

Antipasti
– Tris di bufaline con barchetta di melone e prosciutto nostrano
– Fiori fritti con mousse di mortadella e crema di stracchino
Primi
– Passatelli mantecati con julienne di verdure su vellutata di pomodoro e pesto di basilico
– Ravioli ripieni di patate e rosmarino al ragù bianco di coniglio al profumo di limone
Secondi
– Piccola Cotoletta alla Bolognese
– Filetto di maiale in crosta di mandorle con patate Pontenuovo
Desset
– Pan di Spagna alla frutta in crema chantilly

Ci teniamo a ringraziare di cuore Ciro per il suo contributo e per il suo entusiasmo. Ricordiamo che a gennaio ha partecipato alla gara di solidarietà tra i ristoratori bolognesi, ospitando con il suo ristorante un pranzo di solidarietà che fu molto apprezzato.
Ciro parteciperà anche ad un’altra iniziativa di solidarietà in collaborazione con le Cucine: quando Amnesty International ci ha chiesto di indicargli un cuoco per la settimana sui diritti umani che si tiene a Lampedusa a fine luglio, abbiamo pensato a lui, che infatti ha aderito senza esitazione.
Così, dopo il messaggio portato da Mila Brollo, di cui vi abbiamo parlato in un altra pagina di questo diario, un altro pezzettino delle Cucine popolari andrà a Lampedusa, isola simbolo delle tragiche traversate dei profughi nel mediterraneo.

– infine vi anticipiamo che il 21 luglio ci sarà la ormai tradizionale cena per l’anniversario dell’apertura delle Cucine.

Grazie a Ermano Marco Mari per la sua galleria di ritratti degli amici delle Cucine popolariCome contribuire alle Cucine popolari
E’ possibile contribuire alle Cucine popolari in tanti modi:
– puoi diventare volontario, contattaci;
– puoi contribuire economicamente, questo è il numero del nostro C/C: IBAN: IT39 C070 7202 4080 3100 0182 464, intestato a; Associazione Civibo. Oppure puoi fare una donazione periodica tramite PayPal (qui trovi come fare).
– puoi decidere di organizzare presso le Cucine il pranzo sociale, oppure la festa, della tua associazione o di un gruppo di amici, per la pensione, per un compleanno, ogni occasione è buona. Anche in questo caso, contattaci, sarà anche un modo per far conoscere le Cucine;
– potete comperare il libro “Un ponte di colore” i cui proventi vanno alle Cucine popolari, è disponibile anche online a questo link.
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La redazione del
diario delle Cucine popolari
Demetrio Collina e Marta Fin