Diario delle Cucine popolari – pagina 3

Carissime volontarie, carissimi volontari, amiche e amici delle Cucine popolari,

c’è qualcosa nelle nostre Cucine che non è facile o immediato spiegare a chi ci legge senza mai essere venuto a mangiare da noi, qualcosa di cui siamo orgogliosi e che pensiamo faccia la differenza.
Ma prima, come augurio di buona Pasqua, vi dedichiamo questo bel piatto di tagliatelle preparato dall’associazione Miss…ione Matterello (associazione di cui vi racconteremo più sotto).

2a951710-3f81-479e-bbd1-800d1aff8163La socialità
Abbiamo già detto che alle Cucine si mangia bene. Abbiamo già detto che i volontari si fermano dopo il pranzo degli ospiti e mangiano insieme le stesse cose che hanno preparato e servito per gli ospiti. Abbiamo già detto che è possibile organizzare pranzi o feste sociali per gruppi o associazioni presso le Cucine. Come forse avrete intuito, questa terza pagina del diario delle Cucine è dedicata alle occasioni di socialità e di festa.
Avere a che fare con la povertà, con le persone fragili e bisognose, non è facile, si può andare incontro allo sconforto, cedere al pessimismo o alla tristezza ma è incredibile la magia che si sviluppa attorno ad un buon pranzo mangiato in compagnia, specialmente se buono, specialmente se donato.
Le Cucine non sono solo un posto in cui riempirsi la pancia o fare un po’ di volontariato, sono un luogo di incontro, di scoperta, di scambio, sono un luogo in cui succedono un sacco di cose. Non è un caso che le Cucine siano nate ufficialmente con una festa, una grande festa il cui eco ha fatto il giro d’Italia: il matrimonio di Roberto Morgantini ed Elvira Segreto.
In questa terza pagina del diario delle Cucine popolari, come promesso da qualche tempo, vi racconteremo la storia di quel matrimonio, e poi le storie, più piccine ma non troppo, delle occasioni di festa che si sono verificate in queste 3 settimane dall’invio dell’ultima pagina del diario.

Il matrimonio di Roberto e Elvira
Elvira e Roberto stanno insieme dal ’76 ed hanno due figli già grandi quando decidono di sposarsi nel 2015.
“Ci siamo sposati perché volevamo regolarizzare la nostra situazione avendo visto fallire Pacs, Dico e quant’altro – dice Elvira – e perché, sposandoci, potevamo contribuire alla nascita delle Cucine popolari, un’ ipotesi che ci è piaciuta molto, mi è piaciuta molto. Fino a quel momento – continua Elvira – le mense erano gestite solo da cattolici, cosa che va benissimo ben inteso, ma, ci chiedevamo, noi che siamo laici, dobbiamo solo dire “è compito dello Stato” o possiamo fare anche noi qualcosa per chi è in difficoltà? Ne parlavamo sempre. Quando ho capito quanti soldi servivano per aprire una cucina, ho pensato che sarebbe stato impossibile farlo, ma Roberto osa dove osano le aquile, e ha insistito. Abbiamo così deciso di sposarci e di chiedere, a chi voleva, denaro per aprire le Cucine, al posto di regali.” “Le Cucine – interviene Roberto – sono state una prospettiva che ad un certo punto è diventata una vera esigenza: fare qualcosa che potesse dare un segnale, fare qualcosa di concreto dal basso”. Per il matrimonio arrivarono 65 mila euro, una cifra molto, molto importante. “La cosa bella – dice Elvira – è che questa somma è stata raccolta attraverso una vera e propria sottoscrizione popolare. Mi ricordo con commozione una email che ci è arrivata da una signora del Veneto che ha mandato 10 euro. Non ci conosceva, ma aveva sentito parlare del progetto, credo in Tv”.
Dunque è dal matrimonio dei Morgantini che ha potuto prendere il via la prima Cucina popolare: quella del Battiferro dove, ora, ogni giorno dal lunedì al giovedì si dà da mangiare a un centinaio di persone, alcune delle quali portano anche a casa il cibo per la sera (e, il giovedì, forse anche per il giorno dopo).
”Eravamo un gruppo di volontari di Piazza Grande – dice Roberto – l’associazione dei senza fissa dimora, e lì abbiamo iniziato a ragionare sulla possibilità di dare una risposta diversa. Abbiamo ragionato a lungo, per un anno e mezzo, mancava il denaro, mancava la garanzia di poter dare continuità per almeno un anno, non volevamo creare illusioni. Avevamo bisogno di un capitale iniziale di 20-30 mila euro poi, dicevamo, si vedrà. I soldi, con il matrimonio, arrivarono. Con molta gratitudine devo dire che hanno partecipato diverse centinaia di persone sparse in tutta Italia, e anche persone dall’estero, dalla Palestina, dalla Germania, dal Perù”.
Il denaro, Roberto e Elvira pensano, sarebbe arrivato comunque, anche senza il loro matrimonio, solo ci sarebbe voluto più tempo. ”Ci saremmo arrivati – dice Elvira – ma ci avremmo messo altri anni e forse avremmo dovuto attingere a contributi di Istituzioni, di Cooperative .., non sarebbe stata la stessa cosa”. “Volevamo un progetto laico – interviene Roberto – poi abbiamo incontrato il parroco del quartiere Navile (della Parrocchia di San Cristoforo), una persona eccezionale, e i volontari della parrocchia, ancora più eccezionali. Ci siamo detti: non vogliamo ideologizzare nessuno, la Chiesa non deve benedire nessuno, proviamo a mettere al centro la persona che ha bisogno? Laici e cattolici possono lavorare assieme?Sì. Oggi possiamo dire che è riuscito anche un secondo matrimonio, ancora più bello del nostro. C’è una integrazione totale, volutamente non abbiamo chiesto alcun finanziamento pubblico: ci tenevamo a dimostrare che se le persone si mettono assieme, è possibile portare avanti iniziative come questa, nata dal basso”.
Il denaro raccolto con il matrimonio (e in seguito con altre iniziative) viene utilizzato per le spese correnti (acqua, luce, gas…) e anche per la messa a norma delle cucine, ad esempio al Battiferro è servito anche per comprare “un abbattitore di temperatura, del costo di 10 mila euro che prima non sapevo nemmeno cosa fosse”, dice Roberto. Inoltre il denaro serve per comprare quello che non arriva – la carne in particolare – dalle diverse realtà che donano prodotti: le Cooperative, la Caritas, le Parrocchie e tanti altri.
Oggi nelle tre Cucine popolari lavorano circa un centinaio di volontari e si distribuiscono circa 250 pasti al giorno. Per il loro funzionamento servono 90 mila euro all’anno. Bisogna lavorare sodo per raccoglierli, non avendo alcun finanziamento.
Roberto è un vulcano di idee e di progetti per far conoscere le Cucine e per raccogliere fondi: “Novantamila euro all’anno hanno la coda lunga, ma – dice Roberto – anche la fantasia ha la coda lunga”. “E poi – continua – c’è la forza che deriva dal fatto che il progetto è condiviso da tutti. Se fallisse, non sarebbe una perdita solo per i nostri ospiti, ma anche per noi, per chi ogni giorno ci mette energie, tempo, passione.” “Se non ci fosse una squadra, non ce la potremmo fare, però è vero– interviene Elvira – che l’idea originale delle iniziative, spesso, parte da lui. Faccio un esempio: anni fa andai in Argentina e vidi i cartoneros (libri fatti con i cartoni trovati per strada, dipinti e arricchiti con piccole storie), ne presi uno per farglielo vedere. Dopo anni, il Battiferro era aperto da qualche mese, Roberto ha ripreso quell’idea per fare “Nel Cartone”, libri con copertina di cartone disegnata o dipinta con racconti di scrittori, poeti, intellettuali, che sono stati venduti per finanziare le Cucine popolari e Piazza grande.
“I volontari – dice Roberto – sono i protagonisti di questo progetto. Ci sono pensionati, ma anche giovani e, lo dico senza esagerare, vorrebbero esserci anche dei bimbi. Lo dicevano quelli di una scuola elementare che sono venuti a fare i camerieri la scorsa settimana… e poi pensiamo che, mentre i volontari ovunque mancano, da noi c’è una lista di attesa per fare il volontario”.
Una riflessione: non deve essere facile conciliare la vita di coppia, la famiglia (ora Elvira e Roberto hanno anche due nipoti) con questo grande impegno delle Cucine. “Corriamo sempre -dice Elvira- Roberto è spesso fuori, io faccio un po’ da gazzettino per i figli e i nipoti, ci parliamo molto e cerchiamo anche di vederci spesso. I figli sono molto attenti perché stimano molto quello che si fa per le Cucine.” “Ci siamo un po’ divisi i ruoli, – aggiunge Roberto – certo, lei ha il peso più grande, prima parlavamo di energia: lei ne ha tanta.”
“Nel futuro? Andremo avanti, – dice Roberto – e, come abbiamo progettato, riusciremo ad aprire una cucina in ogni quartiere, siamo a metà strada, ci metteremo un po’, ma arriveremo a raggiungere il nostro obiettivo”.
Elvira è andata in pensione da poco, ma lavora ancora tanto. Chissà se la vedremo in cucina o in sala. “Volontaria alle Cucine? C’è la lista di attesa, mi metterò in fila come gli altri..”.

05663a8f-45c4-4e88-9379-7b9871a7b165Bambini alle Cucine popolari 
Mercoledì 14 marzo gli allievi di due classi delle scuole elementari Federzoni, nell’ambito di un progetto sulla cittadinanza giunto ora al secondo anno, sono venuti per un giorno a servire alle Cucine. Il giorno prima sono stati Roberto e Pasquale ad andare alle Federzoni a raccontare cosa sono le Cucine, a ragionare con i bambini su chi sono, cosa sono i poveri, la povertà, i bisogni. Mercoledì sono stati gli allievi della 3°E e della 3°F delle Federzoni a presentarsi alle Cucine, insieme agli insegnanti ed alcuni genitori, e a portare l’allegria, la confusione, i sorrisi e la spontaneità di 45 bambini di 8/9 anni.
Una sferzata di vita, di freschezza e di belle speranze come testimoniano i disegni che hanno preparato e consegnato a Roberto: “ma è vero che sei Babbo Natale?” con i loro disegni ci hanno consegnato anche le loro aspettative e ci hanno ricordato una responsabilità: i bambini ci guardano.
Guardando quei bambini è difficile non notare che hanno provenienze le più varie, da tutto il mondo, e che l’Italia del futuro non è quella di quando a scuola eravamo noi, genitori o nonni di quei bambini.
I bambini ci guardano e noi siamo chiamati a dare l’esempio. Le Cucine, nella loro concretezza, sono un esempio e regalano a quei bambini oltre all’esempio anche un sogno, un sogno che è stato regalato anche a noi quando eravamo bambini: il sogno di una società giusta, solidale. Una società in cui chi ha di più, chi ha più soldi, più tempo, più capacità, aiuta chi ha di meno, in cui la persona ha un valore in quanto persona, anche se povero, anche se nella vita ha fatto delle scelte sbagliate o semplicemente sfortunate, e naturalmente anche se straniero o anche se diverso.

Qui sopra le Cucine popolari disegnate dai bambini delle Federzoni, le foto dei bambini in visita alle Cucine le potete vedere a questo link, qui il servizio realizzato da èTv.

Cosa, altro, è successo alle cucine

30a26247-6460-47df-8eaf-84921375b421– Iniziamo ringraziando i Club della tifoseria Rossoblu che nella cena del 14 marzo scorso hanno raccolto e donato alle Cucine popolari 1500 €. La cena di solidarietà organizzata dai tifosi del Bologna ha raccolto ben 400 persone e finanziato anche altri due progetti del territorio.

– Il 19 marzo è stata un’altra giornata di festa alle Cucine in via del Battiferro. L’abbiamo chiamata tagliatellata solidale: prima, corso di sfoglia per i volontari della cucina, poi, per tutti, ospiti e volontari, tagliatelle e ragù appena fatti dalle sfogline dell’associazione Miss…ione Mattarello e dai volontari della Mutua Salsamentari.
La Mutua Salsamentari è uno dei partner delle Cucine popolari, all’insegna della solidarietà e della gastronomia, e avremo modo di parlare di nuovo.
Dell’associazione Miss…ione Matterello vogliamo parlarvi brevemente subito, perché la loro storia ha molto in comune con la nostra, partendo dal cibo e dalla solidarietà. Miss…ione Matterello nasce a Finale Emilia all’indomani del terremoto. Rina Poletti, presidente dell’associazione, insieme ad altri 3/4 volontari inizia a organizzare eventi di solidarietà a base di pasta sfoglia. Le scuole del territorio sono state riaperte ma sono vuote, mancano attrezzature e materiali, così loro, le sfogline di Miss…ione Matterello, una sfoglia dopo l’altra, raccolgono fondi e ogni anno consegnano assegni da sei, cinque, otto mila euro alle amministrazioni dei comuni colpiti dal terremoto. Lavorano tutte le settimane e finita la ricostruzione, nel 2017 decidono di abbracciare il progetto delle Cucine popolari. Nel frattempo hanno battuto il record della sfoglia più grande, 100 uova per 10 metri di lunghezza.
La scelta di reagire alle avversità e di combattere la rassegnazione ci accomuna con questa associazione di sfogline, che speriamo di avere accanto a noi in tante altre occasioni.
Il 19 marzo, prima della tagliatellata, è stato consegnato alle Cucine un contributo di 2.500 Euro, frutto delle iniziative 2017 svolte nell’ambito di GOLA presso il Caseificio Olmi&Centomo di Anzola Emilia (Associato Salsamentari) in collaborazione con la Mutua Salsamentari 1876 e Miss…ione Mattarello. Qui un bel servizio sulla tagliatellata del 19 marzo. Grazie, grazie a tutti, per il grande cuore e per le tagliatelle.- C’è un altro avvenimento che dobbiamo ricordare in questa pagina, prima di arrivare agli appuntamenti: il 22 marzo Gianpiero Calzolari, presidente del gruppo Granarolo, era alle Cucine Popolari di via del Battiferro per consegnare un camioncino refrigerante con cui i volontari del progetto potranno andare nelle aziende e raccogliere gli alimenti freschi. “Ci fa piacere che il nostro logo sia accostato a quello delle Cucine Popolari-ha detto Calzolari rimirando il camioncino-,perché questa è un’iniziativa di solidarietà come non se ne erano mai viste finora in città. Fa piacere perché ha avuto un successo importante legato alla storia di Bologna. E’ una cosa insieme molto moderna e molto legata alla tradizione di questa terra, e noi siamo vicini idealmente a questa esperienza.”
Grazie, grazie e ancora grazie.
– Ultimissimo, mercoledì scorso, il 28 marzo, i ragazzi della Fondazione Gualandi a favore dei sordi coinvolti nel progetto Pane e pomodoro hanno cucinato e servito per la seconda volta alle Cucine Popolari di via del Battiferro 2. Non abbiamo ora lo spazio di approfondire il discorso su questo progetto fatto di inclusione, solidarietà e lotta ai pregiudizi, troveremo il modo di farlo in seguito, chi vuole saperne di più può andare sul sito della Fondazione Gualandi: quiqui e qui.Appuntamenti– Martedì 10 aprile, alle ore 18, la Cucina di via Berti ospita la presentazione del libro “Per un’etica dell’ospitalità” di Francesco Piantoni, con l’autore discuteranno don Giovanni Nicolini e il professor Ivano Dionigi, modera Caterina Giusberti, giornalista.- Sabato 14 aprile a Parco nord, nell’ambito di Porcelli d’autore, manifestazione dedicata al maiale e alla sua gastronomia, il ristorante dell’associazione Amici dal Ninen offre un pranzo di solidarietà in collaborazione con la Caritas diocesana e Cucine Popolari: oltre 100 coperti per le persone in difficoltà.
Le eccedenze alimentari dei quattro giorni di festa saranno messe a disposizione della Caritas e di Cucine Popolari per essere usate nelle loro mense. Un modo concreto per lottare contro lo spreco alimentare.- Il 22 aprile è in programma una festa, che stiamo organizzando insieme ad altre 40 associazioni, per ora non riusciamo a dirvi altro se non che sarà in piazza dei Colori.

– Il 5 maggio prossimo le Case Zanardi organizzano una colletta alimentare e stanno cercando dei volontari. La colletta è un modo per sostenere diversi progetti che si occupano di povertà a Bologna tra cui naturalmente anche le Cucine popolari. Trovate tutte le informazioni per partecipare come volontari su questa pagina del nostro sito.

Prima di chiudere vi regaliamo la nuova cartolina degli amici delle Cucine popolari realizzata in china da Ermanno Marco Mari. Vi diamo appuntamento a tra 2/3 settimane, a seconda delle cose da raccontare e della disponibilità che avremo.

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Come sempre aspettiamo i vostri commenti, i consigli e le vostre storie.  Per raggiungerci basta scrivere a bolognasocialfood@civibo.it, oppure rispondere a questa email, che poi è la stessa cosa.Iscrizioni al diario delle Cucine popolari
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by Demetrio Collina