Diario delle Cucine popolari – pagina 3

Carissime volontarie, carissimi volontari, amiche e amici delle Cucine popolari,

c’è qualcosa nelle nostre Cucine che non è facile o immediato spiegare a chi ci legge senza mai essere venuto a mangiare da noi, qualcosa di cui siamo orgogliosi e che pensiamo faccia la differenza.
Ma prima, come augurio di buona Pasqua, vi dedichiamo questo bel piatto di tagliatelle preparato dall’associazione Miss…ione Matterello (associazione di cui vi racconteremo più sotto).

2a951710-3f81-479e-bbd1-800d1aff8163La socialità
Abbiamo già detto che alle Cucine si mangia bene. Abbiamo già detto che i volontari si fermano dopo il pranzo degli ospiti e mangiano insieme le stesse cose che hanno preparato e servito per gli ospiti. Abbiamo già detto che è possibile organizzare pranzi o feste sociali per gruppi o associazioni presso le Cucine. Come forse avrete intuito, questa terza pagina del diario delle Cucine è dedicata alle occasioni di socialità e di festa.
Avere a che fare con la povertà, con le persone fragili e bisognose, non è facile, si può andare incontro allo sconforto, cedere al pessimismo o alla tristezza ma è incredibile la magia che si sviluppa attorno ad un buon pranzo mangiato in compagnia, specialmente se buono, specialmente se donato.
Le Cucine non sono solo un posto in cui riempirsi la pancia o fare un po’ di volontariato, sono un luogo di incontro, di scoperta, di scambio, sono un luogo in cui succedono un sacco di cose. Non è un caso che le Cucine siano nate ufficialmente con una festa, una grande festa il cui eco ha fatto il giro d’Italia: il matrimonio di Roberto Morgantini ed Elvira Segreto.
In questa terza pagina del diario delle Cucine popolari, come promesso da qualche tempo, vi racconteremo la storia di quel matrimonio, e poi le storie, più piccine ma non troppo, delle occasioni di festa che si sono verificate in queste 3 settimane dall’invio dell’ultima pagina del diario.

Il matrimonio di Roberto e Elvira
Elvira e Roberto stanno insieme dal ’76 ed hanno due figli già grandi quando decidono di sposarsi nel 2015.
“Ci siamo sposati perché volevamo regolarizzare la nostra situazione avendo visto fallire Pacs, Dico e quant’altro – dice Elvira – e perché, sposandoci, potevamo contribuire alla nascita delle Cucine popolari, un’ ipotesi che ci è piaciuta molto, mi è piaciuta molto. Fino a quel momento – continua Elvira – le mense erano gestite solo da cattolici, cosa che va benissimo ben inteso, ma, ci chiedevamo, noi che siamo laici, dobbiamo solo dire “è compito dello Stato” o possiamo fare anche noi qualcosa per chi è in difficoltà? Ne parlavamo sempre. Quando ho capito quanti soldi servivano per aprire una cucina, ho pensato che sarebbe stato impossibile farlo, ma Roberto osa dove osano le aquile, e ha insistito. Abbiamo così deciso di sposarci e di chiedere, a chi voleva, denaro per aprire le Cucine, al posto di regali.” “Le Cucine – interviene Roberto – sono state una prospettiva che ad un certo punto è diventata una vera esigenza: fare qualcosa che potesse dare un segnale, fare qualcosa di concreto dal basso”. Per il matrimonio arrivarono 65 mila euro, una cifra molto, molto importante. “La cosa bella – dice Elvira – è che questa somma è stata raccolta attraverso una vera e propria sottoscrizione popolare. Mi ricordo con commozione una email che ci è arrivata da una signora del Veneto che ha mandato 10 euro. Non ci conosceva, ma aveva sentito parlare del progetto, credo in Tv”.
Dunque è dal matrimonio dei Morgantini che ha potuto prendere il via la prima Cucina popolare: quella del Battiferro dove, ora, ogni giorno dal lunedì al giovedì si dà da mangiare a un centinaio di persone, alcune delle quali portano anche a casa il cibo per la sera (e, il giovedì, forse anche per il giorno dopo).
”Eravamo un gruppo di volontari di Piazza Grande – dice Roberto – l’associazione dei senza fissa dimora, e lì abbiamo iniziato a ragionare sulla possibilità di dare una risposta diversa. Abbiamo ragionato a lungo, per un anno e mezzo, mancava il denaro, mancava la garanzia di poter dare continuità per almeno un anno, non volevamo creare illusioni. Avevamo bisogno di un capitale iniziale di 20-30 mila euro poi, dicevamo, si vedrà. I soldi, con il matrimonio, arrivarono. Con molta gratitudine devo dire che hanno partecipato diverse centinaia di persone sparse in tutta Italia, e anche persone dall’estero, dalla Palestina, dalla Germania, dal Perù”.
Il denaro, Roberto e Elvira pensano, sarebbe arrivato comunque, anche senza il loro matrimonio, solo ci sarebbe voluto più tempo. ”Ci saremmo arrivati – dice Elvira – ma ci avremmo messo altri anni e forse avremmo dovuto attingere a contributi di Istituzioni, di Cooperative .., non sarebbe stata la stessa cosa”. “Volevamo un progetto laico – interviene Roberto – poi abbiamo incontrato il parroco del quartiere Navile (della Parrocchia di San Cristoforo), una persona eccezionale, e i volontari della parrocchia, ancora più eccezionali. Ci siamo detti: non vogliamo ideologizzare nessuno, la Chiesa non deve benedire nessuno, proviamo a mettere al centro la persona che ha bisogno? Laici e cattolici possono lavorare assieme?Sì. Oggi possiamo dire che è riuscito anche un secondo matrimonio, ancora più bello del nostro. C’è una integrazione totale, volutamente non abbiamo chiesto alcun finanziamento pubblico: ci tenevamo a dimostrare che se le persone si mettono assieme, è possibile portare avanti iniziative come questa, nata dal basso”.
Il denaro raccolto con il matrimonio (e in seguito con altre iniziative) viene utilizzato per le spese correnti (acqua, luce, gas…) e anche per la messa a norma delle cucine, ad esempio al Battiferro è servito anche per comprare “un abbattitore di temperatura, del costo di 10 mila euro che prima non sapevo nemmeno cosa fosse”, dice Roberto. Inoltre il denaro serve per comprare quello che non arriva – la carne in particolare – dalle diverse realtà che donano prodotti: le Cooperative, la Caritas, le Parrocchie e tanti altri.
Oggi nelle tre Cucine popolari lavorano circa un centinaio di volontari e si distribuiscono circa 250 pasti al giorno. Per il loro funzionamento servono 90 mila euro all’anno. Bisogna lavorare sodo per raccoglierli, non avendo alcun finanziamento.
Roberto è un vulcano di idee e di progetti per far conoscere le Cucine e per raccogliere fondi: “Novantamila euro all’anno hanno la coda lunga, ma – dice Roberto – anche la fantasia ha la coda lunga”. “E poi – continua – c’è la forza che deriva dal fatto che il progetto è condiviso da tutti. Se fallisse, non sarebbe una perdita solo per i nostri ospiti, ma anche per noi, per chi ogni giorno ci mette energie, tempo, passione.” “Se non ci fosse una squadra, non ce la potremmo fare, però è vero– interviene Elvira – che l’idea originale delle iniziative, spesso, parte da lui. Faccio un esempio: anni fa andai in Argentina e vidi i cartoneros (libri fatti con i cartoni trovati per strada, dipinti e arricchiti con piccole storie), ne presi uno per farglielo vedere. Dopo anni, il Battiferro era aperto da qualche mese, Roberto ha ripreso quell’idea per fare “Nel Cartone”, libri con copertina di cartone disegnata o dipinta con racconti di scrittori, poeti, intellettuali, che sono stati venduti per finanziare le Cucine popolari e Piazza grande.
“I volontari – dice Roberto – sono i protagonisti di questo progetto. Ci sono pensionati, ma anche giovani e, lo dico senza esagerare, vorrebbero esserci anche dei bimbi. Lo dicevano quelli di una scuola elementare che sono venuti a fare i camerieri la scorsa settimana… e poi pensiamo che, mentre i volontari ovunque mancano, da noi c’è una lista di attesa per fare il volontario”.
Una riflessione: non deve essere facile conciliare la vita di coppia, la famiglia (ora Elvira e Roberto hanno anche due nipoti) con questo grande impegno delle Cucine. “Corriamo sempre -dice Elvira- Roberto è spesso fuori, io faccio un po’ da gazzettino per i figli e i nipoti, ci parliamo molto e cerchiamo anche di vederci spesso. I figli sono molto attenti perché stimano molto quello che si fa per le Cucine.” “Ci siamo un po’ divisi i ruoli, – aggiunge Roberto – certo, lei ha il peso più grande, prima parlavamo di energia: lei ne ha tanta.”
“Nel futuro? Andremo avanti, – dice Roberto – e, come abbiamo progettato, riusciremo ad aprire una cucina in ogni quartiere, siamo a metà strada, ci metteremo un po’, ma arriveremo a raggiungere il nostro obiettivo”.
Elvira è andata in pensione da poco, ma lavora ancora tanto. Chissà se la vedremo in cucina o in sala. “Volontaria alle Cucine? C’è la lista di attesa, mi metterò in fila come gli altri..”.

05663a8f-45c4-4e88-9379-7b9871a7b165Bambini alle Cucine popolari 
Mercoledì 14 marzo gli allievi di due classi delle scuole elementari Federzoni, nell’ambito di un progetto sulla cittadinanza giunto ora al secondo anno, sono venuti per un giorno a servire alle Cucine. Il giorno prima sono stati Roberto e Pasquale ad andare alle Federzoni a raccontare cosa sono le Cucine, a ragionare con i bambini su chi sono, cosa sono i poveri, la povertà, i bisogni. Mercoledì sono stati gli allievi della 3°E e della 3°F delle Federzoni a presentarsi alle Cucine, insieme agli insegnanti ed alcuni genitori, e a portare l’allegria, la confusione, i sorrisi e la spontaneità di 45 bambini di 8/9 anni.
Una sferzata di vita, di freschezza e di belle speranze come testimoniano i disegni che hanno preparato e consegnato a Roberto: “ma è vero che sei Babbo Natale?” con i loro disegni ci hanno consegnato anche le loro aspettative e ci hanno ricordato una responsabilità: i bambini ci guardano.
Guardando quei bambini è difficile non notare che hanno provenienze le più varie, da tutto il mondo, e che l’Italia del futuro non è quella di quando a scuola eravamo noi, genitori o nonni di quei bambini.
I bambini ci guardano e noi siamo chiamati a dare l’esempio. Le Cucine, nella loro concretezza, sono un esempio e regalano a quei bambini oltre all’esempio anche un sogno, un sogno che è stato regalato anche a noi quando eravamo bambini: il sogno di una società giusta, solidale. Una società in cui chi ha di più, chi ha più soldi, più tempo, più capacità, aiuta chi ha di meno, in cui la persona ha un valore in quanto persona, anche se povero, anche se nella vita ha fatto delle scelte sbagliate o semplicemente sfortunate, e naturalmente anche se straniero o anche se diverso.

Qui sopra le Cucine popolari disegnate dai bambini delle Federzoni, le foto dei bambini in visita alle Cucine le potete vedere a questo link, qui il servizio realizzato da èTv.

Cosa, altro, è successo alle cucine

30a26247-6460-47df-8eaf-84921375b421– Iniziamo ringraziando i Club della tifoseria Rossoblu che nella cena del 14 marzo scorso hanno raccolto e donato alle Cucine popolari 1500 €. La cena di solidarietà organizzata dai tifosi del Bologna ha raccolto ben 400 persone e finanziato anche altri due progetti del territorio.

– Il 19 marzo è stata un’altra giornata di festa alle Cucine in via del Battiferro. L’abbiamo chiamata tagliatellata solidale: prima, corso di sfoglia per i volontari della cucina, poi, per tutti, ospiti e volontari, tagliatelle e ragù appena fatti dalle sfogline dell’associazione Miss…ione Mattarello e dai volontari della Mutua Salsamentari.
La Mutua Salsamentari è uno dei partner delle Cucine popolari, all’insegna della solidarietà e della gastronomia, e avremo modo di parlare di nuovo.
Dell’associazione Miss…ione Matterello vogliamo parlarvi brevemente subito, perché la loro storia ha molto in comune con la nostra, partendo dal cibo e dalla solidarietà. Miss…ione Matterello nasce a Finale Emilia all’indomani del terremoto. Rina Poletti, presidente dell’associazione, insieme ad altri 3/4 volontari inizia a organizzare eventi di solidarietà a base di pasta sfoglia. Le scuole del territorio sono state riaperte ma sono vuote, mancano attrezzature e materiali, così loro, le sfogline di Miss…ione Matterello, una sfoglia dopo l’altra, raccolgono fondi e ogni anno consegnano assegni da sei, cinque, otto mila euro alle amministrazioni dei comuni colpiti dal terremoto. Lavorano tutte le settimane e finita la ricostruzione, nel 2017 decidono di abbracciare il progetto delle Cucine popolari. Nel frattempo hanno battuto il record della sfoglia più grande, 100 uova per 10 metri di lunghezza.
La scelta di reagire alle avversità e di combattere la rassegnazione ci accomuna con questa associazione di sfogline, che speriamo di avere accanto a noi in tante altre occasioni.
Il 19 marzo, prima della tagliatellata, è stato consegnato alle Cucine un contributo di 2.500 Euro, frutto delle iniziative 2017 svolte nell’ambito di GOLA presso il Caseificio Olmi&Centomo di Anzola Emilia (Associato Salsamentari) in collaborazione con la Mutua Salsamentari 1876 e Miss…ione Mattarello. Qui un bel servizio sulla tagliatellata del 19 marzo. Grazie, grazie a tutti, per il grande cuore e per le tagliatelle.- C’è un altro avvenimento che dobbiamo ricordare in questa pagina, prima di arrivare agli appuntamenti: il 22 marzo Gianpiero Calzolari, presidente del gruppo Granarolo, era alle Cucine Popolari di via del Battiferro per consegnare un camioncino refrigerante con cui i volontari del progetto potranno andare nelle aziende e raccogliere gli alimenti freschi. “Ci fa piacere che il nostro logo sia accostato a quello delle Cucine Popolari-ha detto Calzolari rimirando il camioncino-,perché questa è un’iniziativa di solidarietà come non se ne erano mai viste finora in città. Fa piacere perché ha avuto un successo importante legato alla storia di Bologna. E’ una cosa insieme molto moderna e molto legata alla tradizione di questa terra, e noi siamo vicini idealmente a questa esperienza.”
Grazie, grazie e ancora grazie.
– Ultimissimo, mercoledì scorso, il 28 marzo, i ragazzi della Fondazione Gualandi a favore dei sordi coinvolti nel progetto Pane e pomodoro hanno cucinato e servito per la seconda volta alle Cucine Popolari di via del Battiferro 2. Non abbiamo ora lo spazio di approfondire il discorso su questo progetto fatto di inclusione, solidarietà e lotta ai pregiudizi, troveremo il modo di farlo in seguito, chi vuole saperne di più può andare sul sito della Fondazione Gualandi: quiqui e qui.Appuntamenti– Martedì 10 aprile, alle ore 18, la Cucina di via Berti ospita la presentazione del libro “Per un’etica dell’ospitalità” di Francesco Piantoni, con l’autore discuteranno don Giovanni Nicolini e il professor Ivano Dionigi, modera Caterina Giusberti, giornalista.- Sabato 14 aprile a Parco nord, nell’ambito di Porcelli d’autore, manifestazione dedicata al maiale e alla sua gastronomia, il ristorante dell’associazione Amici dal Ninen offre un pranzo di solidarietà in collaborazione con la Caritas diocesana e Cucine Popolari: oltre 100 coperti per le persone in difficoltà.
Le eccedenze alimentari dei quattro giorni di festa saranno messe a disposizione della Caritas e di Cucine Popolari per essere usate nelle loro mense. Un modo concreto per lottare contro lo spreco alimentare.- Il 22 aprile è in programma una festa, che stiamo organizzando insieme ad altre 40 associazioni, per ora non riusciamo a dirvi altro se non che sarà in piazza dei Colori.

– Il 5 maggio prossimo le Case Zanardi organizzano una colletta alimentare e stanno cercando dei volontari. La colletta è un modo per sostenere diversi progetti che si occupano di povertà a Bologna tra cui naturalmente anche le Cucine popolari. Trovate tutte le informazioni per partecipare come volontari su questa pagina del nostro sito.

Prima di chiudere vi regaliamo la nuova cartolina degli amici delle Cucine popolari realizzata in china da Ermanno Marco Mari. Vi diamo appuntamento a tra 2/3 settimane, a seconda delle cose da raccontare e della disponibilità che avremo.

Scriveteci
Come sempre aspettiamo i vostri commenti, i consigli e le vostre storie.  Per raggiungerci basta scrivere a bolognasocialfood@civibo.it, oppure rispondere a questa email, che poi è la stessa cosa.Iscrizioni al diario delle Cucine popolari
Ci siamo presi la libertà di iscrivere al diario tutti i volontari e i donatori delle Cucine popolari, ma, se avete ricevuto questa mail per errore o comunque non volete più riceverla, vi chiediamo scusa per il disturbo, potete cancellare l’iscrizione cliccando qui.Fate girare la voce. 
Se ti è piaciuto quello che hai letto e vuoi far conoscere le Cucine popolari ad un amico, inoltragli questa email, per iscriversi alla newsletter cliccare qui.
by Demetrio Collina

Il 5 maggio diventa volontario per un giorno!

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Sabato 5 maggio 2018 alcuni punti vendita Coop Alleanza 3.0 di Bologna e Castenaso ospiteranno una raccolta di beni di prima necessità per sostenere gli Empori Solidali di Case Zanardi, il Banco di Solidarietà di Bologna, le Cucine Popolari, la Mensa dell’Antoniano di Bologna e quella dell’Opera Padre Marella. Ti invitiamo a partecipare all’iniziativa diventando volontario per un giorno!

Potrai distribuire materiale informativo sulla raccolta, raccogliere i prodotti donati oppure impegnarti nella logistica. Sarà un’esperienza utile alla comunità e piacevole. Conoscerai nuove persone e potrai coinvolgere amici, parenti e colleghi a partecipare con te condividere insieme questa iniziativa che ha l’obiettivo di dare una speranza e uno stimolo in più ad alcune persone che si trovano in difficoltà socio-economica.

Per aderire basta compilare il modulo on-line https://goo.gl/PhNPrJ

L’iniziativa è promossa dall’Istituzione per l’inclusione sociale e comunitaria “don Paolo Serra Zanetti” del Comune di Bologna, dall’Associazione Emporio Bologna Pane e Solidarietà, dal Banco di Solidarietà di Bologna, dall’Antoniano di Bologna, dall’Associazione CIVIBO, dall’Opera Padre Marella e dall’AUSER Bologna in collaborazione con VOLABO– Centro Servizi per il Volontariato di Bologna.

Alcune date intermedie da segnare in agenda:

– entro mercoledì 2 maggio sarai contattato per confermare l’orario ed il punto vendita assegnati
– giovedì 3 maggio alle 18.00 in via Capo di Lucca, 37, presso l’Emporio solidale, si terrà un incontro info-formativo per tutti i volontari che parteciperanno alla colletta. La partecipazione è caldamente consigliata

Per informazioni e per un contatto diretto:

Enrico Dionisio | dal lunedì al venerdì 9.30-17.00 | 051.2193581 | 335.6352325

Per saperne di più sui progetti che sosterrà “la raccolta” del 5 maggio 2018:

Gli Empori Solidali di Case Zanardi sono dei “negozi” aperti in via Capo di Lucca, via Abba e via della Beverara a Bologna dove 5 volte alla settimana un gruppo di volontari accoglie più di 135 famiglie con bambini residenti a Bologna che stanno provando ad uscire dalla loro condizione di povertà con il supporto dei Servizi Sociali Territoriali. Negli Empori Solidali queste famiglie possono fare una spesa settimanale gratuita di generi alimentari, beni per l’igiene personale e per la casa con una tessera a punti mensile che vale 6 mesi, rinnovabile per altri 6. Gli Empori Solidali sono co-gestiti dal Comune di Bologna e dall’Associazione Pane e Solidarietà.

Banco di Solidarietà di Bologna è un’associazione che persegue il fine della solidarietà sociale con assenza di ogni finalità di lucro svolgendo la propria attività gratuita a favore di persone in difficoltà, di soggetti svantaggiati e di nuclei familiari disagiati, per favorire la cultura e le opere della carità e della condivisione. Ad oggi aiuta più di 950 persone distribuendo a domicilio beni alimentari.

CIVIBO – Cucine Popolari gestisce a Bologna 3 mense in via del Battiferro, via Sacco e via dello Scalo che accolgono settimanalmente più di 250 persone che a loro volta beneficiano di pasti offerti da volontari in collaborazione con parrocchie, associazioni, enti e imprese del territorio. Il progetto vuole integrare, ottimizzare e orientare l’utilizzo delle risorse, evitando dispersioni e sprechi, ma soprattutto intende attrarre nuove risorse economiche, umane e strumentali, attraverso la costruzione e la “manutenzione”di relazioni sociali.

La Mensa dell’Antoniano di Bologna nasce nel 1954 ad opera di Padre Ernesto che, tornato dall’esperienza dei lager nazisti, decide di dedicare la sua vita ai poveri e offre quotidianamente il pasto e altre forme di sostegno a oltre 120 persone.

L’Opera Padre Marella si occupa dell’accoglienza di italiani e stranieri in difficoltà sociale ed abitativa oltre che del recupero di risorse (alimenti, mobili, vestiti, suppellettili) mettendole a disposizione delle persone in condizione di esclusione sociale.

Diario delle Cucine popolari – pagina 2

C6f48a7d5-ab60-4184-a7fb-d0a1211b1641arissime volontarie, carissimi volontari, amiche e amici delle Cucine popolari,

sono passate due settimane dall’invio dell’email con la prima pagina del nostro diario e iniziamo questa seconda pagina ringraziandovi per le numerose email di risposta, per gli incoraggiamenti e i complimenti arrivati. Qualcuno ci ha rimproverato di essere troppo timidi, di non aver segnalato come si può contribuire alle Cucine. Grazie del pungolo Gian Carla, porremo rimedio, più sotto vi illustreremo i tanti modi in cui è possibile aiutare le Cucine popolari.

Le vostre risposte
Ma subito, per dimostrarvi quanto apprezziamo le vostre risposte, vogliamo riportare le email di due volontari, Maurizio e Norma.

“Anch’io, volontario – scrive Maurizio -, devo ringraziare le Cucine Popolari perché mi consentono di impegnare il mio tempo e le mie forze in un progetto di solidarietà; in questo impegno, inoltre, riscatto in parte il debito che sento per aver avuto una vita relativamente privilegiata quasi solo per essere nato nel posto giusto e nel momento giusto.”

“Questa cosa a me piace molto – dice Norma – …mi piace l’idea dello scambio di opinioni o di esperienze …mi piace anche quella di poter diffondere  le nostre impressioni e di far conoscere quello che si fa, non per esibizionismo ma per far cambiare, ove possibile quell’idea che mi sono accorta essere dilagante  …che nulla si fa e che nulla e’ possibile. Esiste una società buona, generosa che non sarà risolutiva di alcuni problemi ma ci prova. Un saluto a tutti, Norma c’e’”

Grazie Norma, grazie Maurizio, per esserci e perché avete colto molto bene due punti fondamentali di questa impresa che sono le Cucine popolari: la responsabilità civica verso gli altri e la lotta contro l’indifferenza e la rassegnazione. Non è facile e costa fatica, ma attraverso la solidarietà e la partecipazione possiamo fare molto per rendere il mondo un posto migliore e le nostre stesse vite più piene e più ricche di umanità.

Le vostre storie
Avevamo promesso di raccontarvi la storia di come sono nate le Cucine, del matrimonio di Roberto ed Elvira, ma, visto che con le vostre lettere siete arrivati subito al cuore della questione, abbiamo deciso di portarvi
direttamente in cucina, il cuore pulsante della nostra organizzazione, a parlare con i cuochi.

Pur nella semplicità dell’idea, dare da mangiare a chi non ne ha, le Cucine popolari sono un’organizzazione
piuttosto complessa. Le Cucine sfornano circa 250 pasti al giorno per le persone in difficoltà, a cui si sommano altri 30-40 pasti per i volontari (già perché i volontari mangiano, a fine turno, le stesse cose che hanno
servito agli ospiti). In tutto sono quasi 300 pasti al giorno. Per fare tutto ciò, tutte le settimane e per tutto
l’anno, è indispensabile il contributo di tantissimi volontari, ognuno con il suo specifico ruolo, ognuno con le sue doti, di umanità, di saper fare e di tempo. Tuttavia, tra tutti questi, un ruolo speciale è da riconoscere ai cuochi e arriveremo a spiegare il perché.
Cominciamo a condividere la conoscenza delle volontarie e dei volontari iniziando dalla cucina, da Alessandra, cuoca che ora è impegnata nella Cucina di via Berti (aperta a mezzogiorno dal martedì al giovedì) e da  Andrea (cuoco alla Cucina del Battiferro, aperta, sempre a mezzogiorno, dal lunedì al giovedì). Prossimamente sentiremo qualcuna/o anche della Cucina di via Sacco (aperta dal martedì al venerdì).

Ecco il racconto di Alessandra 
Di Alessandra possiamo tranquillamente dire ha partecipato, insieme al marito Valerio, all’apertura della Cucina popolare a luglio del 2015:
“Ho lavorato tanti anni nelle cucine del Comune, poi sempre in Comune, ma in ufficio. Nell’agosto di quattro
anni fa sono andata in pensione e nel luglio successivo ero arruolata qui con Giovanni Melli e mio marito,
Valerio. All’inizio tre volte alla settimana a fare la spesa, il menù, la cucina. Abbiamo aperto noi il Battiferro.
Poi mi sono presa una pausa e ora lavoro alla Cucina di via Berti, una volta alla settimana, insieme a Valerio che fa sempre il magazziniere.”

“Io ci credo alla solidarietà, ecco perché lo faccio. Nella mia vita sono sempre stata attivista di partito, poi mi sono allontanata, e ora lavoro alle Cucine popolari. Ci sono persone che quando vanno in pensione si chiudono in casa, altre invece escono e si dedicano a fare qualcosa. Io sono qui, finché che la faccio. La cucina è una bella faticata ma è anche una soddisfazione, abbiamo cercato di produrre qualcosa e ci siamo riusciti. Vogliamo far capire agli altri che esiste qualcosa oltre il tuo orticello e alla fine si scopre che la gente fa volentieri la solidarietà quando sa come farla.”

“Quando abbiamo aperto eravamo una cosa nuova, con gli ospiti è stato necessario imparare a conoscersi. Noi dovevamo conoscere loro e loro noi. Adesso è diverso c’è uno zoccolo duro di ospiti che in questi anni non sono cambiati. Altri invece cambiano, ricordo una famiglia di indiani, poi il marito trovò lavoro e si sistemarono. Io sono entrata in contatto soprattutto con le mamme, hanno un’età che le sento come fossero mie figlie”

“Noi cerchiamo di non far pesare nulla a nessuno, anzi vogliamo che tutti si sentano a loro agio. In cucina io punto sempre in alto, a fare il meglio possibile con quello che abbiamo, perché a scendere si fa sempre in tempo.”

Perché c’è una cosa da dire, una cosa che a suo modo è fondamentale: le Cucine popolari non sono “buone” solo perché fanno del bene, alle Cucine popolari si mangia proprio bene. Questo ha a che fare con l’accoglienza, con il rispetto e la dignità che si riconosce agli ospiti, perché il cibo nutre anche l’anima e le Cucine rispondono anche ad una esigenza di socialità e di star bene. Questo merito va riconosciuto in primo luogo proprio ai nostri cuochi che nel cucinare mettono quell’ingrediente che fa delle Cucine popolari le cucine più “buone” di Bologna. Quell’ingrediente, come avrete capito, è il cuore.

E adesso sentiamo il racconto di Andrea
Lo incontriamo assieme alla moglie Patrizia perché tutti e due sono, seppure in modo diverso, volontari delle Cucine popolari.  Sono una coppia di cinquantenni, molto impegnati nella vita comunitaria della loro
Parrocchia (San Cristoforo), situata a poche strade di distanza dalla  Cucina del Battiferro.

“Sono un volontario cattolico,  – dice Andrea – vengo dalla Parrocchia di San Cristoforo ed è proprio nella mia Parrocchia che è iniziato tutto. Il Parroco, Monsignor Isidoro Sassi, mi chiese di dare una mano per un pranzo che sarebbe servito a  raccogliere i fondi necessari per fare l’assicurazione ai volontari che avrebbero poi
partecipato alla preparazione del pranzo per il matrimonio di Roberto e di Elvira. Insieme a Patrizia ho collaborato alla preparazione di quel pranzo e anche al pranzo per gli oltre 500 ospiti del matrimonio”.
Un matrimonio che ha molto che fare con le cucine .… ma ne parleremo un’altra volta..

“Al Battiferro – continua Andrea – ho conosciuto gli altri volontari, ci siamo piaciuti.. e ci piace lavorare assieme. Oltre a me, da San Cristoforo sono arrivati  altre persone a dare una mano, chi in cucina chi in sala. Non solo. La Parrocchia contribuisce a segnalare persone in difficoltà che poi vengono a mangiare, affiancandosi così a quello che fa l’assistente sociale del Quartiere Navile (e anche la Parrocchia di San Bartolomeo della Beverara). Assieme alle altre e agli altri volontari che vengono da San Cristoforo, condivido poi l’esperienza con le altre persone della Parrocchia che non frequentano le cucine raccontando le situazioni che man mano conosciamo. Vincere l’indifferenza è difficile anche per i cattolici: per questo credo sia importante parlare anche con chi non partecipa direttamente di quello che facciamo, ne discutiamo, ci confrontiamo”.

Andrea lavora, ma  riesce comunque ad offrire un po’ del suo tempo alle cucine.
“Sì, ho un’attività commerciale da gestire,  ma ho una fortuna: quella di avere una moglie che ha gli stessi miei valori. Avendo  il lunedì mattina libero dal lavoro, mi può sostituire nella mia attività commerciale e io posso venire alle cucine a fare da mangiare”.
Dunque, anche Patrizia è una volontaria delle cucine…
“Sì,  – dice Patrizia – lo sono indirettamente, sostituendolo in negozio lui può venire a cucinare e, essendo lui più bravo di me a cucinare, è giusto che sia lui a farlo..”
“La maggior parte del tempo sono in cucina – continua Andrea -, ma capita che ci sia bisogno di fare due chiacchiere in sala, perchè ci possono essere piccoli problemi da risolvere sul momento. Cose normali, i nostri ospiti sono persone che possono avere delle difficoltà  e noi non siamo qui solo per dare da mangiare, vogliamo anche cercare di  capire queste persone, di essere di aiuto.  Se ci limitassimo al cibo, sarebbe poca cosa, chiunque lo potrebbe fare. Pensiamo ad esempio a una mensa che produce 1000 pasti al giorno, potrebbe regalarne 100 senza problemi… invece noi vogliamo mettere in gioco una motivazione in più:  quella di essere vicini e comprensivi con persone che si trovano in difficoltà”.

“Come decido il menu’?  In realtà – dice Andrea –  lo decidiamo insieme tra volontari cucinieri, però bisogna
dire che  sempre usiamo le materie prime che ci vengono donate da aziende, da Caritas, dalla Coop, da tante persone.. Non andiamo a fare la spesa insomma, anche se facciamo acquisti per quello che non abbiamo (ed è anche per questo, oltre che per il contributo per le spese di uso delle cucine e delle sale dove si servono i
pasti,  che servono le donazioni e le iniziative di raccolta fondi…) . Il  menu’ viene deciso al momento,
cerchiamo comunque di variarlo nei quattro giorni di apertura della cucina e di avere sempre un’alternativa
per chi per ragioni religiose, di scelta, o di salute, non mangia maiale, o carne in generale”.

Il volontariato arricchisce anche chi lo fa; c’è chi sostiene che il volontariato lo si fa per se stessi prima di tutto.
“A me ha aperto molto il vedere una realtà di cui solitamente si sente solo parlare. L’indifferenza – dice Andrea – è diventata normale nella nostra società.  Il volontariato mi ha dato e mi dà molto, mi fa capire che l’indifferenza è sbagliata”.
“Beh, frequentare le cucine – interviene Patrizia – offre sicuramente la possibilità di fare una esperienza
concreta di solidarietà. A volte si pensa che i bisogni siano solo lontano, tra le popolazioni di  quello che si chiama Terzo mondo, invece ci sono tante necessità qui vicino e questa è una piccola esperienza che è diventata una grande esperienza” (infatti, sono già tre le cucine aperte: al Battiferro, nel centro sociale Saffi di via Berti e nel centro sociale Italicus in via Sacco, e non ci si ferma qui…).
“E credo sia positivo – continua Patrizia – anche l’insieme delle relazioni che si intessono sia con gli ospiti che con i volontari, persone tra loro molto diverse e che offrono quindi possibilità di scambi interessanti. Credo che questo sia sempre utile anche per la crescita culturale delle singole persone, volontari e utenti”.

“Con gli altri volontari mi sono trovato benissimo – aggiunge Andrea -.  Il fine che ho riscontrato in tutte e in tutti – dice  – è uno solo, al di là delle diversità: aiutare il prossimo. Lo dico  essendo un credente: quando gli apostoli chiesero a Gesù dove ti troviamo? Lui disse “in carcere, dalla prostituta, da chi ha fame, da chi sta male …”, non ha mai detto “mi trovate su una poltrona o sopra a un trono..” . Le persone che ho incontrato, anche se non sono credenti o pensano di non esserlo, rispecchiano le stesse cose che io condivido con loro. Vorrei chiudere con alcune parole di Gesù, riportate dal Vangelo di Matteo (25, 34-40). Premetto che non voglio invadere nessuno, sono parole bellissime per tutti, io credo.
“Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”

Insomma qui alle Cucine popolari crediamo ai miracoli. Con gli scarti della grande distribuzione, nei nostri ritagli di tempo, per le persone più in difficoltà, vogliamo creare il nostro angolo di paradiso, un angolo di umanità  e di solidarietà, le Cucine più “buone” di Bologna.

In queste settimane dall’invio della prima pagina del diario, sono successe un paio di cose che vogliamo raccontarvi velocemente.

Cosa è s3668d23c-68ca-476a-a07f-54676afb274euccesso alle cucine
– Giovedì 8 scorso, tre nostre volontarie, Elisa, Francesca e Ilaria hanno festeggiato il loro compleanno alle Cucine di via Berti. Hanno invitato una 20na di persone, tra ex colleghe insegnanti e amiche c’erano anche Amelia Frascaroli e Flavia Franzoni. Il patto era: per i compleanni niente regali ma offerte alle Cucine. Pare che il pranzo sia stato di prima qualità.

La torta è stata molto apprezzata, non ne è rimasto neppure un pezzettino.

– A proposito di feste, solo un mese fa abbiamo ospitato quella per la pensione di quattro amici/amiche delle Cucine, Giuseppina, Joris, Carla, Nadia. Quattro ormai ex dipendenti del Comune di Bologna che hanno scelto il Battiferro per festeggiare l’arrivo della loro pensione: “Non vogliamo un regalo, abbiamo già tutto, anche troppo. Abbiamo deciso di festeggiare qui insieme a 90 colleghi e raccogliere una somma da devolvere alle Cucine.” Per noi delle Cucine è stata la prima volta di una festa per la pensione, e ora che sono in pensione, sono benvenute anche come volontarie.

– Sempre l’8 febbraio è venuto a trovarci al Battiferro un vecchio amico di Roberto Morgantini e della solidarietà, Gaby Mudingayi, ex centrocampista del Bologna e partner in tante iniziative di solidarietà, dalla raccolta di firme per l’Italia sono anch’io ai pranzi solidali al Diana, a vari progetti per ragazzi africani a Bologna. E’ una gioia vedere un ragazzo ancora giovane che vuole impegnarsi nel volontariato: “vengo da una famiglia umile e e numerosa – ha detto ai giornalisti – sono finito quasi per caso nel calcio e a fare una buona vita. Conosco le difficoltà e quando giocavo nel Bologna Roberto mi ha chiesto di dare una mano l’ho fatto sempre volentieri. Donare da gioia. Ho idee per fare qualcosa in Africa ma non è facile, vedremo.” Qui il bel servizio di ètv.

– Infine, in questi giorni, è partito il progetto cartoline. Ermanno Marco Mari sta realizzando in china le cartoline di tutti gli amici delle Cucine, fidatevi sono molto belle. La scorsa settimana è uscita quella dei Metallica. Proprio oggi quella di Bergonzoni. Non sappiamo ancora esattamente come sviluppare questa idea, stamparle e metterle in vendita per sostenere le cucine potrebbe essere un’idea.

Appuntamenti
– Domani, domenica 11, in galleria Cavour c’è la presentazione del libro “Un Ponte di Colori
Quando la Street Art diventa collettiva” con Mario Rebeschini e Roberto Morgantini. Come sapete già, se avete letto la nostra prima email, il progetto “un ponte di colori” è nato accanto alle Cucine, sempre promosso da Roberto Morgantini, e il ricavato delle vendite del libro va proprio alle Cucine popolari. L’appuntamento è alle ore 18:00 in galleria Cavour 3/C, qui tutte le informazioni.
– Tra pochi giorni, il 13 marzo andremo a presentare il lavoro delle Cucine popolari agli allievi e le allieve delle scuole elementari Federzoni, in Bolognina. Il giorno dopo, mercoledì 14, saranno loro, i ragazzini di 8-9 anni di due classi delle elementari, a venire a servire alle Cucine in via del Battiferro. Chissà se non ci scriveranno qualcosa della loro esperienza da inserire su questo diario?
– mercoledì 14 marzo c’è una cena benefica promossa dai club della tifoseria Rossoblu il cui ricavato va alle Cucine popolari e ad altri progetti sul territorio, qui tutte le info.

Come contribuire alle Cucine popolari
Infine, un elenco non esaustivo di come è possibile contribuire alle Cucine e ai loro progetti. E’ possibile farlo in tanti modi, ma è anche sempre possibile inventarsene dei nuovi.
– Innanzi tutto si può diventare volontario. Abbiamo molti volontari ma non è comunque facile avere la disponibilità di persone che abbiano tempo e conoscenze da mettere a servizio, per cui se volete fare il volontario veniteci a trovare o scriveteci dando la vostra disponibilità, vi metteremo in contatto con chi segue i volontari.
– Si può contribuire economicamente con un versamento, questo è il numero del nostro C/C per un bonifico: IBAN: IT39 C070 7202 4080 3100 0182 464 Intestazione: Associazione CiviboCodice
– E’ possibile fare una donazione, o impostare una donazione periodica, con PayPal passando dalla home del nostro sito: civibo.it.
– In occasione della denuncia dei redditi è possibile indicare le Cucine popolari come destinatarie del proprio 5×1000. Il Codice fiscale è 91372820372, la ragione sociale, il nome dell’associazione, CIVIBO onlus.
– I proventi del libro “Un ponte di colore” vanno alle Cucine popolari, potete acquistarlo per voi oppure per fare un regalo, è disponibile anche online a questo link.
– Se siete un’associazione o un gruppo di amici potete decidere di organizzare presso le Cucine il vostro pranzo sociale, oppure la vostra festa, come hanno fatto le nostre volontarie, Elisa, Francesca e Ilaria, per i loro compleanni la scorsa settimana. Sarà un modo per contribuire e anche un modo per far conoscere le Cucine.
– Ci sono le collette alimentari organizzate fuori dai supermercati, si può andare come volontari oppure semplicemente contribuire. Ve ne daremo notizia per tempo.
– Infine ci sono le pizze e i panini sospesi, che aiutano direttamente le persone in difficoltà, senza passare dalle Cucine.
Ci sembra già tanto ma se avete altre idee fateci sapere.

Scriveteci
Come sempre aspettiamo i vostri commenti, i consigli e le vostre storie. Vanno bene anche complimenti, incoraggiamenti e critiche. Scriveteci cosa sono per voi le Cucine popolari, troveremo lo spazio per pubblicarvi, diteci se ci sono argomenti che verreste fossero approfonditi, se avete una storia da raccontare o qualcuno che potremmo intervistare. Per raggiungerci basta scrivere a bolognasocialfood@civibo.it, oppure rispondere a questa email, che poi è la stessa cosa.

Iscrizioni al diario delle Cucine popolari
Ci siamo presi la libertà di iscrivere al diario tutti i volontari e i donatori delle Cucine popolari, ma, se avete ricevuto questa mail per errore o comunque non volete più riceverla, vi chiediamo scusa per il disturbo, potete cancellare l’iscrizione cliccando qui.

Fate girare la voce.
Se ti è piaciuto quello che hai letto e vuoi far conoscere le Cucine popolari ad un amico, inoltragli questa email, per iscriversi alla newsletter cliccate qui.

by Demetrio Collina e Marta Fin

Diario delle Cucine popolari – pagina 1

10637876_10203570368754397_34789641_nCarissimi volontari e amici delle Cucine popolari, tre anni fa nasceva CiviBO e apriva la prima Cucina in via del Battiferro.
Grazie all’impegno costante e appassionato di un robusto gruppo di volontari, grazie ai contributi di tante, tantissime persone, grazie agli aiuti e all’appoggio di associazioni, imprese e cooperative, grazie infine alla collaborazione delle istituzioni, nel 2015 è partita questa avventura ed è cresciuta fino a contare, oggi, tre diverse cucine, in tre diversi quartieri di Bologna e quasi cento volontari impegnati in pianta stabile.
Le Cucine sono nate per aiutare le persone in difficoltà, per contribuire con i fatti alla lotta alla povertà, per dare una risposta concreta come un piatto di minestra a chi, per vari motivi, in questo momento della sua vita, fatica a mettere insieme un buon pasto caldo almeno una volta al giorno.
Allo stesso tempo però le Cucine sono nate per rispondere ad una domanda di socialità, di umanità. In questa strana società in cui viviamo la diffusione del benessere ha portato con sé anche l’aumento della solitudine e dell’isolamento. Le Cucine sono un modo per dare nuova vita ad una tradizione di solidarietà e di civismo che ha radici profonde nella nostra Bologna.
Infine le Cucine contribuiscono alla lotta contro lo spreco alimentare. La crescita della ricchezza che il nostro mondo ha vissuto negli ultimi 70 anni, invece che sconfiggere la povertà ha portato a livelli incredibili di spreco. Per ridurre questo squilibrio le Cucine popolari lavorano in gran parte con il cibo donato dagli attori della ristorazione e della grande distribuzione, ingredienti ancora buoni che, per varie ragioni, vengono scartati. Per grandi aziende e cooperative, ma anche per negozi o piccole realtà di quartiere, le Cucine sono un modo per partecipare ad uno sforzo di solidarietà e ridurre gli sprechi.
Ma siccome le Cucine non riescono mai a stare ferme e ribollono di idee, di passioni e di iniziative, proprio come i suoi pentoloni che dal lunedì al venerdì amalgamano, mescolano e cuociono la pasta, il riso, le verdure, le carni e tutti gli altri ingredienti delle pietanze preparate quotidianamente per i nostri ospiti, abbiamo deciso di provare a raccogliere queste idee in un diario, una mail collettiva e periodica che raggiunga tutti, gli ospiti, i volontari, gli amici, chi collabora, chi contribuisce e tutti quelli che vogliono rimanere in contatto con noi.

Nasce così il diario delle Cucine popolari, una newsletter per informare, per conoscere e per partecipare alla vita delle Cucine. Un canale di comunicazione aperto per raccogliere i vostri contributi, le vostre storie, per confrontarci sui temi dell’emarginazione e della socialità, per tenere unita la comunità che gira attorno alle Cucine popolari, o, se preferite, per continuare a tessere la rete di relazioni su cui si poggiano e da cui traggono nutrimento.

Ogni pagina del diario, ogni mail della newsletter, conterrà aggiornamenti su cosa succede nelle Cucine.
Solo in questo mese di febbraio sono successe tantissime cose, ne accenniamo qui ad alcune:
– avete visto la foto di Roberto con i Metallica? in occasione dei loro concerti a Bologna, l’11 e il 14 febbraio scorso, i Metallica hanno donato quasi 30mila euro alle Cucine popolari, un euro per ogni biglietto venduto. Qui la foto con la consegna dell’assegno (solo sul nostro sito la foto ha già fatto 1,5 milioni di visualizzazioni).
– alle Cucine popolari è dedicata una parte della puntata su Bologna di Fuori Roma, il nuovo programma di Concita De Gregorio su Rai 3. Per riflettere sul presente e il futuro della nostra città la De Gregorio ha scelto tra le tante voci anche quella delle Cucine, se ve la siete persa è possibile rivedere l’intera puntata a questo link;
– sì è chiusa la serie di pranzi di solidarietà offerti dai ristoratori bolognesi (al Circolo Benassi il giorno della Befana, alla trattoria Casa Mia, poi al Diana, la pizza sospesa al Circolo la Fattoria, infine il pranzo al Ristorante Pars) e, dopo la pizza sospesa, il 21 febbraio abbiamo inaugurato l’idea del panino sospeso. Presso ‘il Panino’ in via Galliera si può comperare un panino sospeso e lasciare lo scontrino su una speciale lavagna per chi ne ha bisogno (alcuni articoli e foto qui e qui).
– In questi mesi è stato pubblicato “Un ponte di colori”, libro fotografico sulla trasformazione del ponte di via Stalingrado. Il progetto nato accanto alle Cucine e promosso da Roberto Morgantini è ora diventato un libro, il cui ricavato va alle Cucine polari. In tanti si stanno offrendo per aiutarci a distribuirlo, nel dettaglio vi racconteremo più avanti, per ora è possibile acquistarlo alle Cucine, o anche online, qui.

Ogni pagina del diario conterrà una storia o un’intervista a un ospite, a un volontario o a uno degli organizzatori.
Con questa mail abbiamo provato a raccontarvi perché sono nate le Cucine, il prossimo numero del diario racconterà come sono nate: la storia di Roberto ed Elvira; è una storia che conoscete già tutti ma è così bella che vale sempre la pena di tornare a raccontarla.

Infine ogni pagina del diario delle Cucine conterrà un’anticipazione degli appuntamenti che sono in calendario:
– anche se in ritardo vi segnaliamo che: oggi, sabato 24 febbraio, alcuni punti vendita Nordiconad di Bologna ospitano una raccolta di beni di prima necessità per sostenere gli Empori Solidali di Case Zanardi, il Banco di Solidarietà di Bologna, le Cucine Popolari, la Mensa dell’Antoniano di Bologna e quella dell’Opera Padre Marella;
– domenica 25 al Battiferro si festeggia il primo compleanno di “I love Bolognina”, qui trovate tutte le informazioni;
– mercoledì 14 marzo sono i club della tifoseria Rossoblu a promuovere una cena benefica, il cui ricavato va alle Cucine popolari e ad altri progetti sul territorio.

Sempre nel mese di marzo, entrerà nel vivo il progetto di condivisione con alcune classi delle scuole elementari Federzoni della Bolognina; ospiteremo una delegazione Brasiliana della Regione e chissà quante altre cose passeranno dalle Cucine…

La nostra intenzione è quella di scrivere una nuova pagina di questo diario, da inviare a tutti voi, una volta ogni due o tre settimane, in base al tempo che potremo dedicarvi ma anche in base alle vostre risposte e ai contributi che vorrete darci.

Nel frattempo aspettiamo i vostri commenti, i consigli e naturalmente le vostre storie: cosa sono per voi le Cucine popolari, come le avete conosciute, le esperienze che ci avete fatto o che vi hanno portato a partecipare. Per farlo basta rispondere a questa email.

Ci siamo presi la libertà di iscrivere al diario tutti i volontari e i donatori delle Cucine popolari, ma, se avete ricevuto questa mail per errore o comunque non volete più riceverla, vi chiediamo scusa per il disturbo, potete cancellare l’iscrizione cliccando qui.

Fate girare la voce.
Se ti è piaciuto quello che hai letto e vuoi far conoscere le Cucine popolari ad un amico, inoltragli questa email, per iscriversi alla newsletter cliccate qui.

by Demetrio Collina

Fuori Roma

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Riparte da Bologna il programma “Fuori Roma” di Concita De Gregorio. Da un’intervista all’altra, ai personaggi della politica e della cultura nonché della chiesa e della solidarietà, la De Gregorio con attenta analisi del territorio Bolognese e dei suoi soggetti attivi ricostruisce lo skyline della Bologna attuale “Dotta” e “Grassa” come sempre ma piena di contraddizioni tipiche del nostro tempo. Ad accompagnarla sotto le due Torri lo scrittore Carlo Lucarelli e la Band dei musicisti Lo Stato Sociale. Il reportage qui di seguito racconta la Tappa della Concita presso le “Cucine Popolari”.

Dal minuto 32.00 servizio su Cucine Popolari

www.raiplay.it/fuoriroma

I love Bolognina

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