Diario delle Cucine popolari – pagina 2

C6f48a7d5-ab60-4184-a7fb-d0a1211b1641arissime volontarie, carissimi volontari, amiche e amici delle Cucine popolari,

sono passate due settimane dall’invio dell’email con la prima pagina del nostro diario e iniziamo questa seconda pagina ringraziandovi per le numerose email di risposta, per gli incoraggiamenti e i complimenti arrivati. Qualcuno ci ha rimproverato di essere troppo timidi, di non aver segnalato come si può contribuire alle Cucine. Grazie del pungolo Gian Carla, porremo rimedio, più sotto vi illustreremo i tanti modi in cui è possibile aiutare le Cucine popolari.

Le vostre risposte
Ma subito, per dimostrarvi quanto apprezziamo le vostre risposte, vogliamo riportare le email di due volontari, Maurizio e Norma.

“Anch’io, volontario – scrive Maurizio -, devo ringraziare le Cucine Popolari perché mi consentono di impegnare il mio tempo e le mie forze in un progetto di solidarietà; in questo impegno, inoltre, riscatto in parte il debito che sento per aver avuto una vita relativamente privilegiata quasi solo per essere nato nel posto giusto e nel momento giusto.”

“Questa cosa a me piace molto – dice Norma – …mi piace l’idea dello scambio di opinioni o di esperienze …mi piace anche quella di poter diffondere  le nostre impressioni e di far conoscere quello che si fa, non per esibizionismo ma per far cambiare, ove possibile quell’idea che mi sono accorta essere dilagante  …che nulla si fa e che nulla e’ possibile. Esiste una società buona, generosa che non sarà risolutiva di alcuni problemi ma ci prova. Un saluto a tutti, Norma c’e’”

Grazie Norma, grazie Maurizio, per esserci e perché avete colto molto bene due punti fondamentali di questa impresa che sono le Cucine popolari: la responsabilità civica verso gli altri e la lotta contro l’indifferenza e la rassegnazione. Non è facile e costa fatica, ma attraverso la solidarietà e la partecipazione possiamo fare molto per rendere il mondo un posto migliore e le nostre stesse vite più piene e più ricche di umanità.

Le vostre storie
Avevamo promesso di raccontarvi la storia di come sono nate le Cucine, del matrimonio di Roberto ed Elvira, ma, visto che con le vostre lettere siete arrivati subito al cuore della questione, abbiamo deciso di portarvi
direttamente in cucina, il cuore pulsante della nostra organizzazione, a parlare con i cuochi.

Pur nella semplicità dell’idea, dare da mangiare a chi non ne ha, le Cucine popolari sono un’organizzazione
piuttosto complessa. Le Cucine sfornano circa 250 pasti al giorno per le persone in difficoltà, a cui si sommano altri 30-40 pasti per i volontari (già perché i volontari mangiano, a fine turno, le stesse cose che hanno
servito agli ospiti). In tutto sono quasi 300 pasti al giorno. Per fare tutto ciò, tutte le settimane e per tutto
l’anno, è indispensabile il contributo di tantissimi volontari, ognuno con il suo specifico ruolo, ognuno con le sue doti, di umanità, di saper fare e di tempo. Tuttavia, tra tutti questi, un ruolo speciale è da riconoscere ai cuochi e arriveremo a spiegare il perché.
Cominciamo a condividere la conoscenza delle volontarie e dei volontari iniziando dalla cucina, da Alessandra, cuoca che ora è impegnata nella Cucina di via Berti (aperta a mezzogiorno dal martedì al giovedì) e da  Andrea (cuoco alla Cucina del Battiferro, aperta, sempre a mezzogiorno, dal lunedì al giovedì). Prossimamente sentiremo qualcuna/o anche della Cucina di via Sacco (aperta dal martedì al venerdì).

Ecco il racconto di Alessandra 
Di Alessandra possiamo tranquillamente dire ha partecipato, insieme al marito Valerio, all’apertura della Cucina popolare a luglio del 2015:
“Ho lavorato tanti anni nelle cucine del Comune, poi sempre in Comune, ma in ufficio. Nell’agosto di quattro
anni fa sono andata in pensione e nel luglio successivo ero arruolata qui con Giovanni Melli e mio marito,
Valerio. All’inizio tre volte alla settimana a fare la spesa, il menù, la cucina. Abbiamo aperto noi il Battiferro.
Poi mi sono presa una pausa e ora lavoro alla Cucina di via Berti, una volta alla settimana, insieme a Valerio che fa sempre il magazziniere.”

“Io ci credo alla solidarietà, ecco perché lo faccio. Nella mia vita sono sempre stata attivista di partito, poi mi sono allontanata, e ora lavoro alle Cucine popolari. Ci sono persone che quando vanno in pensione si chiudono in casa, altre invece escono e si dedicano a fare qualcosa. Io sono qui, finché che la faccio. La cucina è una bella faticata ma è anche una soddisfazione, abbiamo cercato di produrre qualcosa e ci siamo riusciti. Vogliamo far capire agli altri che esiste qualcosa oltre il tuo orticello e alla fine si scopre che la gente fa volentieri la solidarietà quando sa come farla.”

“Quando abbiamo aperto eravamo una cosa nuova, con gli ospiti è stato necessario imparare a conoscersi. Noi dovevamo conoscere loro e loro noi. Adesso è diverso c’è uno zoccolo duro di ospiti che in questi anni non sono cambiati. Altri invece cambiano, ricordo una famiglia di indiani, poi il marito trovò lavoro e si sistemarono. Io sono entrata in contatto soprattutto con le mamme, hanno un’età che le sento come fossero mie figlie”

“Noi cerchiamo di non far pesare nulla a nessuno, anzi vogliamo che tutti si sentano a loro agio. In cucina io punto sempre in alto, a fare il meglio possibile con quello che abbiamo, perché a scendere si fa sempre in tempo.”

Perché c’è una cosa da dire, una cosa che a suo modo è fondamentale: le Cucine popolari non sono “buone” solo perché fanno del bene, alle Cucine popolari si mangia proprio bene. Questo ha a che fare con l’accoglienza, con il rispetto e la dignità che si riconosce agli ospiti, perché il cibo nutre anche l’anima e le Cucine rispondono anche ad una esigenza di socialità e di star bene. Questo merito va riconosciuto in primo luogo proprio ai nostri cuochi che nel cucinare mettono quell’ingrediente che fa delle Cucine popolari le cucine più “buone” di Bologna. Quell’ingrediente, come avrete capito, è il cuore.

E adesso sentiamo il racconto di Andrea
Lo incontriamo assieme alla moglie Patrizia perché tutti e due sono, seppure in modo diverso, volontari delle Cucine popolari.  Sono una coppia di cinquantenni, molto impegnati nella vita comunitaria della loro
Parrocchia (San Cristoforo), situata a poche strade di distanza dalla  Cucina del Battiferro.

“Sono un volontario cattolico,  – dice Andrea – vengo dalla Parrocchia di San Cristoforo ed è proprio nella mia Parrocchia che è iniziato tutto. Il Parroco, Monsignor Isidoro Sassi, mi chiese di dare una mano per un pranzo che sarebbe servito a  raccogliere i fondi necessari per fare l’assicurazione ai volontari che avrebbero poi
partecipato alla preparazione del pranzo per il matrimonio di Roberto e di Elvira. Insieme a Patrizia ho collaborato alla preparazione di quel pranzo e anche al pranzo per gli oltre 500 ospiti del matrimonio”.
Un matrimonio che ha molto che fare con le cucine .… ma ne parleremo un’altra volta..

“Al Battiferro – continua Andrea – ho conosciuto gli altri volontari, ci siamo piaciuti.. e ci piace lavorare assieme. Oltre a me, da San Cristoforo sono arrivati  altre persone a dare una mano, chi in cucina chi in sala. Non solo. La Parrocchia contribuisce a segnalare persone in difficoltà che poi vengono a mangiare, affiancandosi così a quello che fa l’assistente sociale del Quartiere Navile (e anche la Parrocchia di San Bartolomeo della Beverara). Assieme alle altre e agli altri volontari che vengono da San Cristoforo, condivido poi l’esperienza con le altre persone della Parrocchia che non frequentano le cucine raccontando le situazioni che man mano conosciamo. Vincere l’indifferenza è difficile anche per i cattolici: per questo credo sia importante parlare anche con chi non partecipa direttamente di quello che facciamo, ne discutiamo, ci confrontiamo”.

Andrea lavora, ma  riesce comunque ad offrire un po’ del suo tempo alle cucine.
“Sì, ho un’attività commerciale da gestire,  ma ho una fortuna: quella di avere una moglie che ha gli stessi miei valori. Avendo  il lunedì mattina libero dal lavoro, mi può sostituire nella mia attività commerciale e io posso venire alle cucine a fare da mangiare”.
Dunque, anche Patrizia è una volontaria delle cucine…
“Sì,  – dice Patrizia – lo sono indirettamente, sostituendolo in negozio lui può venire a cucinare e, essendo lui più bravo di me a cucinare, è giusto che sia lui a farlo..”
“La maggior parte del tempo sono in cucina – continua Andrea -, ma capita che ci sia bisogno di fare due chiacchiere in sala, perchè ci possono essere piccoli problemi da risolvere sul momento. Cose normali, i nostri ospiti sono persone che possono avere delle difficoltà  e noi non siamo qui solo per dare da mangiare, vogliamo anche cercare di  capire queste persone, di essere di aiuto.  Se ci limitassimo al cibo, sarebbe poca cosa, chiunque lo potrebbe fare. Pensiamo ad esempio a una mensa che produce 1000 pasti al giorno, potrebbe regalarne 100 senza problemi… invece noi vogliamo mettere in gioco una motivazione in più:  quella di essere vicini e comprensivi con persone che si trovano in difficoltà”.

“Come decido il menu’?  In realtà – dice Andrea –  lo decidiamo insieme tra volontari cucinieri, però bisogna
dire che  sempre usiamo le materie prime che ci vengono donate da aziende, da Caritas, dalla Coop, da tante persone.. Non andiamo a fare la spesa insomma, anche se facciamo acquisti per quello che non abbiamo (ed è anche per questo, oltre che per il contributo per le spese di uso delle cucine e delle sale dove si servono i
pasti,  che servono le donazioni e le iniziative di raccolta fondi…) . Il  menu’ viene deciso al momento,
cerchiamo comunque di variarlo nei quattro giorni di apertura della cucina e di avere sempre un’alternativa
per chi per ragioni religiose, di scelta, o di salute, non mangia maiale, o carne in generale”.

Il volontariato arricchisce anche chi lo fa; c’è chi sostiene che il volontariato lo si fa per se stessi prima di tutto.
“A me ha aperto molto il vedere una realtà di cui solitamente si sente solo parlare. L’indifferenza – dice Andrea – è diventata normale nella nostra società.  Il volontariato mi ha dato e mi dà molto, mi fa capire che l’indifferenza è sbagliata”.
“Beh, frequentare le cucine – interviene Patrizia – offre sicuramente la possibilità di fare una esperienza
concreta di solidarietà. A volte si pensa che i bisogni siano solo lontano, tra le popolazioni di  quello che si chiama Terzo mondo, invece ci sono tante necessità qui vicino e questa è una piccola esperienza che è diventata una grande esperienza” (infatti, sono già tre le cucine aperte: al Battiferro, nel centro sociale Saffi di via Berti e nel centro sociale Italicus in via Sacco, e non ci si ferma qui…).
“E credo sia positivo – continua Patrizia – anche l’insieme delle relazioni che si intessono sia con gli ospiti che con i volontari, persone tra loro molto diverse e che offrono quindi possibilità di scambi interessanti. Credo che questo sia sempre utile anche per la crescita culturale delle singole persone, volontari e utenti”.

“Con gli altri volontari mi sono trovato benissimo – aggiunge Andrea -.  Il fine che ho riscontrato in tutte e in tutti – dice  – è uno solo, al di là delle diversità: aiutare il prossimo. Lo dico  essendo un credente: quando gli apostoli chiesero a Gesù dove ti troviamo? Lui disse “in carcere, dalla prostituta, da chi ha fame, da chi sta male …”, non ha mai detto “mi trovate su una poltrona o sopra a un trono..” . Le persone che ho incontrato, anche se non sono credenti o pensano di non esserlo, rispecchiano le stesse cose che io condivido con loro. Vorrei chiudere con alcune parole di Gesù, riportate dal Vangelo di Matteo (25, 34-40). Premetto che non voglio invadere nessuno, sono parole bellissime per tutti, io credo.
“Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”

Insomma qui alle Cucine popolari crediamo ai miracoli. Con gli scarti della grande distribuzione, nei nostri ritagli di tempo, per le persone più in difficoltà, vogliamo creare il nostro angolo di paradiso, un angolo di umanità  e di solidarietà, le Cucine più “buone” di Bologna.

In queste settimane dall’invio della prima pagina del diario, sono successe un paio di cose che vogliamo raccontarvi velocemente.

Cosa è s3668d23c-68ca-476a-a07f-54676afb274euccesso alle cucine
– Giovedì 8 scorso, tre nostre volontarie, Elisa, Francesca e Ilaria hanno festeggiato il loro compleanno alle Cucine di via Berti. Hanno invitato una 20na di persone, tra ex colleghe insegnanti e amiche c’erano anche Amelia Frascaroli e Flavia Franzoni. Il patto era: per i compleanni niente regali ma offerte alle Cucine. Pare che il pranzo sia stato di prima qualità.

La torta è stata molto apprezzata, non ne è rimasto neppure un pezzettino.

– A proposito di feste, solo un mese fa abbiamo ospitato quella per la pensione di quattro amici/amiche delle Cucine, Giuseppina, Joris, Carla, Nadia. Quattro ormai ex dipendenti del Comune di Bologna che hanno scelto il Battiferro per festeggiare l’arrivo della loro pensione: “Non vogliamo un regalo, abbiamo già tutto, anche troppo. Abbiamo deciso di festeggiare qui insieme a 90 colleghi e raccogliere una somma da devolvere alle Cucine.” Per noi delle Cucine è stata la prima volta di una festa per la pensione, e ora che sono in pensione, sono benvenute anche come volontarie.

– Sempre l’8 febbraio è venuto a trovarci al Battiferro un vecchio amico di Roberto Morgantini e della solidarietà, Gaby Mudingayi, ex centrocampista del Bologna e partner in tante iniziative di solidarietà, dalla raccolta di firme per l’Italia sono anch’io ai pranzi solidali al Diana, a vari progetti per ragazzi africani a Bologna. E’ una gioia vedere un ragazzo ancora giovane che vuole impegnarsi nel volontariato: “vengo da una famiglia umile e e numerosa – ha detto ai giornalisti – sono finito quasi per caso nel calcio e a fare una buona vita. Conosco le difficoltà e quando giocavo nel Bologna Roberto mi ha chiesto di dare una mano l’ho fatto sempre volentieri. Donare da gioia. Ho idee per fare qualcosa in Africa ma non è facile, vedremo.” Qui il bel servizio di ètv.

– Infine, in questi giorni, è partito il progetto cartoline. Ermanno Marco Mari sta realizzando in china le cartoline di tutti gli amici delle Cucine, fidatevi sono molto belle. La scorsa settimana è uscita quella dei Metallica. Proprio oggi quella di Bergonzoni. Non sappiamo ancora esattamente come sviluppare questa idea, stamparle e metterle in vendita per sostenere le cucine potrebbe essere un’idea.

Appuntamenti
– Domani, domenica 11, in galleria Cavour c’è la presentazione del libro “Un Ponte di Colori
Quando la Street Art diventa collettiva” con Mario Rebeschini e Roberto Morgantini. Come sapete già, se avete letto la nostra prima email, il progetto “un ponte di colori” è nato accanto alle Cucine, sempre promosso da Roberto Morgantini, e il ricavato delle vendite del libro va proprio alle Cucine popolari. L’appuntamento è alle ore 18:00 in galleria Cavour 3/C, qui tutte le informazioni.
– Tra pochi giorni, il 13 marzo andremo a presentare il lavoro delle Cucine popolari agli allievi e le allieve delle scuole elementari Federzoni, in Bolognina. Il giorno dopo, mercoledì 14, saranno loro, i ragazzini di 8-9 anni di due classi delle elementari, a venire a servire alle Cucine in via del Battiferro. Chissà se non ci scriveranno qualcosa della loro esperienza da inserire su questo diario?
– mercoledì 14 marzo c’è una cena benefica promossa dai club della tifoseria Rossoblu il cui ricavato va alle Cucine popolari e ad altri progetti sul territorio, qui tutte le info.

Come contribuire alle Cucine popolari
Infine, un elenco non esaustivo di come è possibile contribuire alle Cucine e ai loro progetti. E’ possibile farlo in tanti modi, ma è anche sempre possibile inventarsene dei nuovi.
– Innanzi tutto si può diventare volontario. Abbiamo molti volontari ma non è comunque facile avere la disponibilità di persone che abbiano tempo e conoscenze da mettere a servizio, per cui se volete fare il volontario veniteci a trovare o scriveteci dando la vostra disponibilità, vi metteremo in contatto con chi segue i volontari.
– Si può contribuire economicamente con un versamento, questo è il numero del nostro C/C per un bonifico: IBAN: IT39 C070 7202 4080 3100 0182 464 Intestazione: Associazione CiviboCodice
– E’ possibile fare una donazione, o impostare una donazione periodica, con PayPal passando dalla home del nostro sito: civibo.it.
– In occasione della denuncia dei redditi è possibile indicare le Cucine popolari come destinatarie del proprio 5×1000. Il Codice fiscale è 91372820372, la ragione sociale, il nome dell’associazione, CIVIBO onlus.
– I proventi del libro “Un ponte di colore” vanno alle Cucine popolari, potete acquistarlo per voi oppure per fare un regalo, è disponibile anche online a questo link.
– Se siete un’associazione o un gruppo di amici potete decidere di organizzare presso le Cucine il vostro pranzo sociale, oppure la vostra festa, come hanno fatto le nostre volontarie, Elisa, Francesca e Ilaria, per i loro compleanni la scorsa settimana. Sarà un modo per contribuire e anche un modo per far conoscere le Cucine.
– Ci sono le collette alimentari organizzate fuori dai supermercati, si può andare come volontari oppure semplicemente contribuire. Ve ne daremo notizia per tempo.
– Infine ci sono le pizze e i panini sospesi, che aiutano direttamente le persone in difficoltà, senza passare dalle Cucine.
Ci sembra già tanto ma se avete altre idee fateci sapere.

Scriveteci
Come sempre aspettiamo i vostri commenti, i consigli e le vostre storie. Vanno bene anche complimenti, incoraggiamenti e critiche. Scriveteci cosa sono per voi le Cucine popolari, troveremo lo spazio per pubblicarvi, diteci se ci sono argomenti che verreste fossero approfonditi, se avete una storia da raccontare o qualcuno che potremmo intervistare. Per raggiungerci basta scrivere a bolognasocialfood@civibo.it, oppure rispondere a questa email, che poi è la stessa cosa.

Iscrizioni al diario delle Cucine popolari
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by Demetrio Collina e Marta Fin